Recensioni

7

Say Goodnight To The Worldovvero il disco che non ti aspetti. 
E' solo dopo un doveroso setaccio della Rete che vengo a sapere che il Dax Riggs in questione, giunto al traguardo del terzo disco solista, ha collezionato più progetti di un Mike Patton sotto anfetamina. Fra gli altri è stato leader degli sludge rockers Acid Bath, band che tormenta ancorai miei sonni con le malevoli sonorità sabbathiane dell'esordio When The Kite String Pops.

Certo, di acqua sotto i ponti ne è passata, e oggi il buon Dax, che le note stampa descrivono come un alchimista intento a distillare una miscela di glam, doom e psichedelia, si presenta con un lavoro che, se la parola non ci suonasse mortifera, definiremmo "maturo".
Sin dall'opener è chiaro che a trascorrere la giovinezza flirtando col demonio si finisce per restarne segnati. La title track ci introduce ad un blues rock sulfureo che puzza di zolfo e fango; una melodia affascinante cantata da Dax in una sorta di trance lisergica.

Le paludi della Lousiana lanciano il loro tanfo mefitico su tutto il disco, ma nella lenta e allucinata I Hear Satan, il clima si fa umido ed irrespirabile. Il panorama cambia appena con Gravedirt On My Blue Suede Shoes, un rock robotico che sembra uscire dalla penna del Josh Homme più ispirato, mantre il tenero raga di Like Moonlight sposta gli orizzonti verso un space rock sognante e ipnotico.

Il resto dell'album ci mostra un Riggs sempre più eclettico assumere di volta in volta le pose sciamaniche del Nick Cave più pacificato, le ascendeze folk rock di Hank Williams e sposarle con una vena punk lirica e tormentata. Tutto in poco più di mezz'ora, di cui, a ben vedere, neanche un minuto andrebbe buttato.
 

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette