Recensioni

7.1

Da quando il mondo si è accorto di Daniel Johnston, Daniel Johnston si è offerto sempre più al mondo. Con inattaccabile entusiasmo. Con intatta genuinità. Ok, non sarà più il genio naïf delle audiocassette amatoriali, però non un grammo di quella magia storta e selvatica è andata perduta. Sotto la confezione c’è ancora il vecchio Johnston, la sua calligrafia malferma, il suo timing che smarrisce e riacciuffa il filo, l’orbita sghemba e struggente delle melodie (il suo è un lo-fi fisiologico – vedi gli obliqui arredi Pavement in Rock Around The Christmas Tree), quelle storie di marzapane e psicofarmaci, quel presepe sentimentale in cui i Beatles addobbano alberi di Natale e i pacchi sono pieni di amori assoluti e vaneggiati, di romanticismo pastello ed eroici vaneggiamenti cartoon. Il modo in cui tutto questo raggiunge lo status di canzoni immediate, irresistibilmente efficaci e vulnerabili, è la forza di Daniel. Il suo fragile, irriducibile mistero. Che non potrà mai essere levigato, appianato, standardizzato. L’unico rischio è che divenga stereotipo di se stesso, ma staremo a vedere.

Intanto però, come già in Fear Yourself, la musica di Johnston non paga pegno alla cura “professionale”. Il pop – seppure “indie” – sembra anzi quello che Daniel ha sempre sognato di fare. Anche quando era questione di cassette cigolanti, ovvero ai tempi di The Beatles, pezzo qui auto-coverizzato, ricostruito con inesorabile semplicità da Lego – riff di tastiera e drumming meccanico, citazione di Crudelia Demon e slinguate di chitarra Come Together – riuscendo folgorante come certi Eels marionettistici. In questo e ancor più in History Of Our Love, l’amore anzi l’adorazione di Daniel per gli scarafaggi ancora una volta messo a nudo, scoprendone i coaguli magici senza possibilità di soluzione. Non solo Beatles nel folle iperuranio di Johnston, ci mancherebbe: ecco ad esempio una specie di Roy Orbison sguaiato in Rock This Town, il clown minaccioso vagamente Tom Waits di Haunt, l’ibrido YoungReed di Wishing You Well, il miraggio sfilacciato Abba nella claudicante Foolin’. Una tenera ferocia caratterizza le manifestazioni più estreme, come se Daniel non sapesse la misura dei gesti e quindi non concepisse che una palpitante, lacera generosità (si veda la magnifica Try To Love). È uno degli aspetti migliori della questione. Assieme alla disarmante giocosità che produce il boogie svelto di Everlasting Love e il dolciastro, irresistibile abbandono di It’s Impossible, mambo friabile & adorabile come l’ultimo sogno esotico dell’adolescenza.

Disco delizioso e struggente per un artista ancora in crescita.

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