Recensioni

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Bullo dal cuore d’oro, Mr. Sartain è uno che agli amici ci tiene. A chi lo segue dagli inizi e ne apprezza il piglio ruvido al suono americano; da anello che congiunge Jeffrey Le Pierce e Blasters, Tav Falco e Johnny Cash, il ragazzo s’è sino a oggi scavato una bella nicchia a colpi di voodoo ‘n‘ roll e blues strapazzato, di scapicollamenti e scapaccioni al passato trattenendone anima e forma. Conscio che ciò che un tempo fu stupro sonoro – tanto per non far nomi che riecheggiano vivi: Gun Club e Cramps – oggi possiede fascino classico non dissimile da quello che promana da Johnnny Burnette e Dale Hawkins, Dan propone un decennio tra rarità e brani già noti in contesti spartani però efficaci senza far pensare a bieche speculazioni.

Figurarsi se un goodfella in gita premio nel profondo Sud sgarra: confermano così la bontà dell’operazione riprese del già noto in contesti scarni e divertiti (la solita, favolosa Besame Mucho; una spettacolare Telegram Sam più da ’56 che da primi Settanta) e concentrati di “american music” conditi con tabasco e nitroglicerina. Roba che viene voglia di ascoltare in un film di Russ Meyer, tanto muove e smuove: menzione d’obbligo per l’eloquente psychobilly Woo-Doo e le Those Thoughts e Day By Day da balera di terz’ordine, i Suicide domiciliati alla Sun Records di Hungry End e il caracollare garage-roots dell’epidermica Doin’ Anything I Say; mai da meno il resto, tra omaggi a Gibson Bros. e ’68 Comeback e un’identità, alla fin fine, propria. Alla faccia degli scarti…

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