Recensioni

«Un disco dei Cult del 2016? Ma devo proprio?». A volte la voglia di chi scrive di musica deve proprio saltare addosso. Tu pensa se uno si deve sorbire pure i fossili della new wave anni Ottanta – no, un attimo, quale new wave, meglio ancora…il metal tamarro anni Ottanta incrociato con il dark new romantic tamarro anni Ottanta. Quella specie di operazione di chirurgia estetica con cui i proto-dark Southern Death Cult sono diventati, parole di una vecchia guida di Rumore, «i Led Zeppelin della new wave»: chitarrone muscolose ma anche flanger e echo, cori, ritornelli pompati e pure una spolverata di U2 di mezzo, tanto per non farsi mancare la ciliegina sulla torta di tanta pomposità eighties. Per poi fare cosa, approdare pure all’hair metal? «E cosa ho fatto di male!». E cosa ci dovremo mai aspettare, la versione moderna di Rain (che c’è, e si chiama Dance the Night…)?
Parte il disco. Dark Energy, un bluesaccio insidioso, e No Love Lost, un rockettone cupo e tribale che sa di Jane’s Addiction. Drizzo le antenne, vorrai mai vedere. E infatti, se il recensore è rimasto al santino dei Cult di Love è anche un po’ colpa sua. Checché ne pensiate del loro passato, Ian Astbury e Billy Duffy non sono dei fessacchiotti, e in questo caso hanno sicuramente curato certi dettagli (o anche trucchi perché no, il senso non cambia) di scrittura, oltre a essersi messi nelle mani esperte di Rick Rubin. Tra qualche kitscheria che affiora sempre – la voce tenebrosa e morrisoniana di Astbury, pure con qualche moina alla Steven Tyler, che però in GOAT sembra un vecchio bluesman bianco – e qualche autoindulgente sviolinata (nella fattispecie, Deeply Ordered Chaos), i Cult del 2016 mettono insieme una raccolta in cui ci sono brani in fin dei conti riusciti come Hinterland (la stessa GOAT che ha un buon riff) o addirittura brillanti (la melodia under pressure di Avalanche of Light); in generale, abbastanza grintosa, varia e abile da dare all’album una sua solidità senza farlo cedere di fronte a qualche passaggio più fiacco (i due lenti Blood e Birds of Paradise), portandosi a casa una sufficienza convinta, e qualcosa di più.
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