Recensioni

Il difficile terzo album, come si usava dire un tempp. Poco importa che oggi, arrivare al terzo lavoro sia tutto grasso che cola. Soprattutto per una band come i Crystal Stilts, partita con un’idea forte ma palesemente di scarsa longevità. Quella del primo album era una versione diafana del garage rock, un sound mesmerizzante ben rappresentato dal cantato catatonico di Brad Hargett, che faceva suonare la band come una versione zombificata dei Doors.
Ovviamente il canovaccio era difficilmente replicabile senza che risultasse stucchevole, ed è così che pur non snaturando la loro visione obliqua dei sixties, gli Stilts mostravano barlumi di vitalità con il secondo In Love With Oblivion che se da un lato accentuava le eccentricità con lenti mantra psichedelici, dall’altra divertiva con squillanti jangle pop di scuola C86. Dopo i colori cangianti dell’ep Radiation Door, eccoci al dunque. Ovvero al più classico degli album di transizione, tanto per usare un’altra formula ad uso e consumo dei recensori in difficoltà.
Fuor di metafora si può dire che i Crystal Stilts scelgono di non scegliere. Una strategia attendista che prevede una riverniciata al sound, ottenuta con l’impiego di archi e strumentazione acustica. Nulla di terribile, per carità. Anche perché i quattro continuano ad ammansirci con un garage rock a bassa intensità e privo di nerbo. Naturalmente lo si intenda come scelta estetica, declinazione sixties di quella che nei 90s avremmo chiamato “slackness”.
Ma per fortuna c’è di più. C’è un lavoro sugli arrangiamenti che esce alla distanza. Oggi più che mai, i newyorkesi sembrano una versione trasfigurata dei REM più folk e lunari (quelli di Camera o King Of Birds, per intenderci). Altrove, sulla title track ad esempio, recuperano le spirali chitarristiche dei Television applicandole al loro immaginario da gotico americano. Si tratta di passetti laterali, più che in avanti, che difficilmente rimpingueranno le fila dei loro sostenitori, ma che ne consolidano lo status e ci permettono di guardare con fiducia al futuro.
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