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7.5

Praticamente sul letto di morte, nel 1547 Niccolò Copernico dà il placet per la pubblicazione di un proprio saggio, il De Revolutionibus Orbium Coelestium, che ha cambiato per sempre la storia dell’umanità. Sosteneva Copernico, e le osservazioni di Galileo Galilei poco dopo gli daranno ragione, che la Terra non è al centro dell’Universo come pretendeva la Bibbia, ma è solo uno dei pianeti che ruotano attorno al Sole. Ridimensionamento del ruolo dell’uomo nel cosmo, schiaffo in faccia all’ipse dixit del Libro e rivoluzione, oltre che astronomica, anche antropologica e filosofica.

È questa la materia da cui Claude Vivier parte nella sua opera dedicata al pensatore polacco e pensata come una riflessione sul rituale per eccellenza, quello del passaggio dalla vita alla morte. Ma c’è molto di più, perché nel libretto scritto dallo stesso compositore compaiono anche altri scienziati a raccontare la propria vita, le proprie scoperte. Sono brandelli di voci, spezzoni di esistenze che dialogano incessantemente nei due atti dell’opera, dove raramente si canta in solo, e le voci, in questa lingua inventata dallo stesso autore, sfruttano tutta la gamma possibile, dal sussurro al parlato, finanche allo schiocco delle labbra. In quest’operazione, che sembra voler rendere cerebrale ogni raffronto con la morte (che Vivier ha vissuto come un’ossessione), il rituale della morte si liofilizza, si astrae fino a mostrare la potenza insita nella propria struttura. Viene così meno l’importanza della rappresentazione sul palco tipica del teatro d’opera, ma Kopernikus conserva nell’interplay e nella forza catartica la propria teatralità.

Sul fronte musicale siamo nella fase matura della musica di Vivier, con forti legami con il maestro Stockhausen e l’ispiratore Messiaen. Vi si trova dentro una forte componente post-serieale, qualche cenno al madrigalismo, la passione di Vivier per la musica balinese, ma tutto è ormai fuso nel linguaggio personalissimo del compositore canadese. Plauso ai cantanti e ai musicisti della Opera Factory Freiburg per l’esecuzione e alla Bastille Musique per la qualità sonora del CD.

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