Recensioni
Carmelo Amenta
I gatti se ne fanno un cazzo della trippa
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Fabrizio Zampighi
- 4 Luglio 2012

Musica ombrosa e scarnificata: in una parola, blues. Carmelo Amenta arriva all'appuntamento con il secondo disco rinnovando una scrittura che nell'esordio L'erba cattiva del 2010 aveva mostrato invece un'efficace vena elettrica, pur attratta dai significati profondi tipici del cantautorato. Si sfronda idealmente il parco strumenti, ci si attorciglia alle chitarre acustiche e ai toni intimisti, si preferisce un cantato quasi sussurato eredità pesante del Cesare Basile dell'ultimo periodo (Storia di Caino, Sette pietre per tenere il Diavolo a bada) e che respiri un po' dappertutto: dall'iniziale I gatti se ne fanno un cazzo della trippa ai chiaroscuri da drumming spazzolato di Frammenti, alla filastrocca di Per i vermi siamo tutti uguali. Tanto che le parentesi più intriganti finoscono per essere quelle che non ti aspetteresti: i Bachi da pietra di un brano come Ciuf Ciuf, le declinazioni jazz di episodi come Coriandoli e polvere, i suoni essenziali ma sognanti di Aria.
Spaccati musicali obliqui, meno legati alle formule consolidate – a testimonianza, anche i cinque brani dell'EP allegato -, figli di una strada personale che tende al minimalismo e alla fine convince. Rimane qualche dubbio sui testi: meglio aveva fatto L'erba cattiva in termini di essenzialità del messaggio e sviluppo. Qui si respira, in qualche caso, un'eccessiva verbosità – il confronto naturale e inevitabile con la poetica tagliente di Basile non aiuta – che cozza con le ruvidezze di una parte musicale, invece, perfettamente a fuoco.
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