Recensioni

Salvo una personale passione e continuità per lo sci-fi e la robotica firmata Autechre, Barry Lynn è uno che ha sempre cercato una sintesi tra trend consolidati e proposte innovative (altrui) nei propri lavori, posizionandosi, nel corso dell’ultimo lustro, come un barometro privilegiato della vivacità e continua mutazione dell'UK continuum.
Nel secondo album Glyphic, attraverso un percorso di convergenze parallele al Pinch di Underwater Dancehall (dello stesso anno, il 2007), esplorava il lato rastafariano dello stepping etnico e dubbato di scuola Tempa (vedi le reminiscenze Horsepower Productions) senza farsi mancare certe intuizioni a contorno (post-jazz Miles Davis via Squarepusher e Skream!); nel successivo Arecibo Message (2009) spaziava qui e là riprendendo lezioni garage (via Burial di Untrue) 'ardkore e house (via Actress) acid (via Luke Vibert) e così via, catalizzandoli in uno spettro analogico pre-IDM, e accarezzando anche sonorità 80s.
Nel 2011 del post-hypnagogic, in pieno recupero di spezie black 70s (funk, fusion, jazz, Herbie Hancock), nuove e vecchie loungerie, dei Bibio di Mind Bokeh e dei Toro Y Moi di Underneath The Pine, Caribou e Discodeine, Lynn si riconferma ancora l'ago della bilancia elettro-brit, consegnando alle stampe forse il suo miglior lavoro.
The Dissolve oltre a sintetizzare il dubstep e la fu IDM in nuove e convincenti tracce (Factory Setting e Adele gli splendidi esempi che bazzicano intorno al mondo electro brit tra garage, dubstep, afro, drum’n’bass, ’ardkore), affonda completamente il colpo nella solarità e nel disimpegno nu disco caraibico now: da una parte, il funk (Zabriskie Disco degna di Bjørn Torske) dall’altra il soul (All To Heavy, The Dissolve e Ufonik, tutte con Brian Greene alla voce), in mezzo, la mano, un solido impasto suonato con batterie, bassi slap e persino chitarre newagey Settanta (Passerby, Tv Troubles) mescolate a scintillanti tastiere vintage spaziali.
Il disco è un album a due lune, una chiara e l'altra scura, entrambe focalizzate a dovere. L'irlandese non è uno che innova, ma incarna l'artigianato che assimila e restituisce con grande capacità ed efficacissima variazione sul (già) detto. Gli manca ancora tanto così per diventare il nuovo fenomeno à la Caribou o Four Tet. Noi ci crediamo.
Amazon
