Recensioni

Tre ragazzi toscani all’esordio per una band dal nome tedesco che… In Tedesco Vuol Dire Fiore. Bel titolo, bella ragione sociale. Quanto al versante “estetico”, va registrata una sfiziosa confezione e il pregiato taglio “gotic” del clip Piove Piano. Bene. Ottimo e abbondante. Venendo alla musica, trattasi di dieci tracce all’insegna di glitch etereo Mùm e spasmi kraut-pop Lali Puna, asperso di languide nebbie shoegaze con sensibili reminiscenze Dead Can Dance e stralunata verve Ustmamò. Un blend sonoro condotto con disinvoltura, le tessiture pastello ricamate di preziosismi, sgualcite di formicolii, sforbiciate, squarciate e ricucite secondo dove li porta l’attitudine. Bene, bravi. Ovvero, tecnicamente ineccepibili.
Peccato che da un punto di vista emotivo questo disco si riveli una palpitante inconsistenza, frastagliata emulsione d’ologrammi sonori in differita da uno ieri imbalsamato. Memoria senza ricordo, più silicio che carne. Operazione di post-nostalgia a cadavere ormai freddo (del resto, non era tanto caldo neanche da vivo). Per dirla chiara: questa roba suona obsoleta. E’ una brutta notizia, perché se i Blume sono in ritardo sulla contemporaneità è perché i due anni spesi a dare forma ai loro ciber-sogni sono un lusso che – ahiloro, ahinoi – più nessuno può permettersi. A meno che non si sogni il futuro. Ma è un privilegio di pochi.
La situazione non viene certo riscattata dallo spleen adolescenziale dei testi, tantomeno dalla soave cedevolezza del canto, con quella cadenza che fa pensare ad un’improvvida sofisticazione jazz-soul. Risultato: un surplus d’artificiosità di cui non s’avvertiva il bisogno. Detto che non mancano i segnali positivi (come lo stralunato delirio soul-wave di Umiliata Dal Sonno, o il languore minimale circa Riccardo Sinigallia di Prenditi Cura Di Me), e che sono ben nove i “cadeau” strumentali leggibili solo dal PC (mezz’ora in più ad intorbidare la cifra espressiva della band con interessanti elucubrazioni sentimental-ambientali), questo disco sembra sentenziare una volta per tutte quanto il “genere” glitch-pop sia pressoché esausto. Il brutto è che lo avevamo già capito da un po’.
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