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Potremmo chiamarla vera e propria rinascita artistica. Dopo gli anni in cui ha trascinato milioni di persone e generazioni diverse all’interno delle numerose vicende del medico John Dorian (JD) in Scrubs, negli anni successivi Bill Lawrence ha continuato a sfornare prodotti televisivi ma senza mai ottenere il medesimo successo di pubblico e critica. Almeno fino al suo accordo di collaborazione con Apple TV+. Nel 2020 è arrivata, infatti, Ted Lasso, che con il supporto di Jason Sudeikis e Brendan Hunt ci ha consegnato uno dei più bei personaggi del piccolo schermo in epoca recente, garantendo la giusta dose di divertimento e commozione tipica dei suoi lavori migliori.

A tre anni da quel successo, che continua tutt’oggi con la Stagione 3 appena iniziata, Lawrence, Jason Segel e Brett Goldstein (sì, proprio il burbero Roy Kent di Ted Lasso) uniscono le forze in Shrinking, serie che ha fatto il suo esordio il 27 gennaio scorso per concludere la sua corsa di 10 episodi il 24 marzo. Ancora una volta c’è un protagonista tremendamente solare ed empatico (come lo erano già il J.D. di Zach Braff e il Ted Lasso di Sudeikis) stavolta alle prese con un insostenibile lutto da affrontare (la morte della moglie) e una figlia adolescente cui tornare a fare da padre.

Dopo il Sacro Cuore e l’accogliente spogliatoio del AFC Richmond, stavolta è uno studio di psicoterapia a fare da guscio di protezione e salvataggio al protagonista Jimmy, grazie al supporto – non sempre diretto – del mentore Paul (un sensazionale Harrison Ford che ritrova quella verve comica e strafottente à la Indiana Jones prima di tornare a indossare nuovamente cappello e frusta in Indiana Jones e il Quadrante del Destino) e dalla collega Gaby (Jessica Williams).

Jimmy dovrà affrontare una serie di step per migliorare prima di tutto il rapporto con la propria salute mentale, ma nel mezzo ci si metteranno anche i suoi pazienti, di cui Jimmy non sopporta più gli errori reiterati. Decide così di contravvenire alle regole della propria professione per dire apertamente loro cosa fare e come agire di conseguenza per migliorare il loro quotidiano, non rendendosi conto che il primo a dover compiere delle scelte importante è proprio lui.

Nel corso di questa prima stagione (lo show è stato rinnovato per una Stagione 2), Shrinking non raggiunge mai le vette di Ted Lasso né è dotata degli stessi guizzi visivi, eppure è innegabile la capacità con cui Lawrence è in grado di imbastire un racconto attorno ai veri problemi dell’esistenza e donare quella sensazione di “ritorno a casa”, in un ambiente sicuro e protetto. Come se guardare i suoi show ci rimettessero improvvisamente in pace col mondo, consapevoli che nella vita si possa anche toccare il fondo, ma che da quel punto in poi non si possa fare altro che risalire, perché la vita non finisce a quarant’anni così come non finisce a 80 (l’arco narrativo di Ford è esemplificativo). La vita continua, e le gioie e i dolori non finiscono. Per fortuna.

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