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La notizia della presenza di un brano a firma Badbadnotgood all’interno dell’album tributo ai Talking Heads, Everyone’s Getting Involved: A Tribute to Talking Heads’ Stop Making Sense – rilettura dei brani presenti nell’omonimo film concerto del 1984 della band guidata da David Byrne e girato da Jonathan Demme -, aveva riacceso i riflettori sull’eclettico trio a distanza di tre anni dall’ultimo album, Talk Memory. Un disco, quello, noto subito dopo l’exploit del gruppo su TikTok con più di 500.000 video prodotti utilizzando il brano Time Moves Slow e i quasi 4 milioni e mezzo di ascolti mensili in streaming e oltre 3 milioni di stream mensili su Spotify.

Mid Spiral – l’album in uscita in formato fisico il 25 ottobre sempre via XL – è frutto di una rinnovata energia creativa accumulata durante un lungo tour internazionale e soprattutto in occasione delle collaborazioni con artisti del calibro di Daniel Cesar, Charlotte Day Wilson, Baby Rose e Turnstile, a conferma della duttilità raggiunta (oltre che riconosciuta) dalla formula jazz del trio composto da Al Sow, Chester Hansen e Leland Whitty, abili nel far dialogare tra loro linguaggi differenti quali funky, pop, tropicalia, rock, nu-soul.

L’album, spavaldamente ambizioso, prova ad espandere ulteriormente la propria visione multidimensionale del ‘fattore jazz’, riunendo in una spirale tre suite registrate in un’unica settimana presso i Valentine Studios di Los Angeles, coinvolgendo compagni di viaggio quali Kaelin Murphy (tromba), Juan Carlos Medrano (percussioni) e Tyler Lott (chitarra). Tre anime, per altrettanti Ep (condivisi per lo streaming lo scorso maggio), accorpate in un unico blocco sonoro – per un totale di 17 brani – differenti per voci e triangolazioni sonore: Chaos racchiude l’anima più furente del trittico con il suo respiro spacey che mescola spezie funky (Your Soul & Mine) a sapidità tropicali (Eyes on Me), lasciando che il pop si insinui tra le nervature di un jazz ibridato; Order, scisso tra tribalismi (Juan’s World) ed esotismi sudamericani (Setima Regra) – ricucendo echi di samba e rumba – volteggia su acrobazie di piano, flauti, percussioni in gioco con linee di sax agili e briose; Growth, infine, media i toni degli altri due, giocando con temperature umorali cangianti che, a partire da un’infarinatura classica, si aprono ad un universo sonoro che riscopre il piacere del nu-jazz (First Love) e di intermezzi groovy (Audacia), lasciando che sia la tromba a disegnare nuovi confini possibili.

Forme trasfigurate e mondi iridescenti, Mid Spiral è specchio fedele di una band tanto padrona dei propri mezzi da plasmarli a proprio piacimento. Come una vibrazione che corre sottopelle, i Badbadnotgood mettono un accento a quella percezione di inafferrabile vastità che oramai li contraddistingue sempre con più precisione.

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