Recensioni

Tra le strane uscite della Sublime Frequencies (“incredibly strange music” all’ennesima potenza), questo disco è uno dei più normali: dal Burkina Faso, infatti, l’etichetta di Seattle pesca Baba Commandant, al secolo Mamadou Sanou, e la sua Mandingo Band, messa su dopo una carriera precoce iniziata dapprima come ballerino e poi come voce in un paio di gruppi (Dounia, Afromandingo Band).
Il leader suona lo ‘ngoni, lo strumento a corda antenato del banjo. Ma dove il suo vicino maliano Baba Sissoko, anch’egli appartenente all’etnia di Kunta Kinte, lo usa come centro sonoro di un amadran (il blues primordiale) rarefatto e spazioso, Baba Commandant e i suoi si dedicano invece a un afrobeat con venature funk (ovviamente Fela, ma anche il maliano Moussa Doumbia), dove il suo strumento si intreccia al resto, lasciando la ribalta, oltre che al suo vocione, alle chitarre, al sax (l’iniziale Tilè, I Kanafo) o a entrambi (Waso).
Le frenesie poliritmiche tipiche del genere si dilatano e rarefanno in quest’ultima e nel prefinale di Siguisso, rallentano nel quasi-swing di Djanfa fino a giungere al lento Folon il quale, dopo un inizio solenne da preghiera con distorsioni, decolla accompagnato da un assolo di chitarra fine ’60, psichedelico e aperto, distorto e leggero, che chiude alla grande il lato A di un disco pubblicato in vinile e pensato e strutturato come tale.
In questi giorni il gruppo è in tour in Italia, e se le leggi del genere vengono rispettate, quella live dovrebbe essere la dimensione in cui questa musica decolla davvero: una curiosità da soddisfare.
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