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7.5

C’è un mondo dietro alle parole di Anthony Joseph caldo d’Africa, colorato di Caraibi, annaffiato di impegno civile e politico, corroborato dallo studio, dalla performance, dal girovagare alla ricerca di una ricostruzione del grande mito black, quello del più imponente esodo che l’umanità abbia mai conosciuto nella storia. Una migrazione costante, quella del popolo d’Africa che ha portato il proprio carico di tradizioni, musiche, profumi, colori e in ogni riva che ha toccato ha saputo lasciare un segno e prendere in prestito qualcosa. Meticciato dell’anima e dell’animo prima ancora che culturale ed etnico. C’è tutto questo dentro ai settanta e passa minuti che compongono Rubber Orchestra, il nuovo disco del poeta, romanziere, ricercatore universitario (Birkbeck College, University of London) e musicista Anthony Joseph e della sua “voodoo punk” Spasm Band.

Un riferimento obbligato è sicuramente lo scomparso Gill Scott-Heron, probabilmente il più famoso artista dello spoken word. Il suo fantasma, però, si aggira solo nella lunga e conclusiva Generations, in cui il canto della diaspora si tinge di soft soul dai ritmi dilatati. Per il resto, i riferimenti, a cominciare dalla copertina con quei giubbotti di pelle e quei dreadlock, sono per il funk anni Settanta, per George Clinton, per i Parliament. Il tutto contaminato con il jazz di Bennie Maupin e Ornette Coleman, Miles Davis e Herbie Hancock, e con il calypso, la soca e i ritmi in levare dei Caraibi.

Se Joseph ci mette il soul, non tanto nella vocalità, ma nel prendere a cuore le sue storie di “political funk”, i suoi sette compagni di viaggio, di cui val la pena di ricordare almeno la chitarra nerissima di Christian Arcucci e i duttili fiati di Oscar Martinez, aprono il ventaglio al free/noise (Cobra chiudendo il cerchio con altro funk politico, quello targato Pop Group), al soul pop venato di funk (Started Off As A Dancer), a territori caraibici in senso più stretto (Money Satan, Damballah), ma anche venando lo spoken di Joseph di rock (Bullet In The Rocks che fa il verso anche alla quasi omonima canzone dei Rage Against The Machine).

Rubber Orchestra è anche una raccolta di poesie dello stesso Joseph, pubblica in contemporanea con il disco. Il che non fa altro che sottolineare come la sua arte e quella dei suoi sodali abbia bisogno di spazi ampi per essere apprezzata: non ci sono ritornelli da facile presa, né strizzatina alle classifiche. C’è “solo” la storia della diaspora d’Africa.

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