Recensioni

Tornano i 4 Fiori Per Zoe con la loro ipotesi pop intensa e raffinata, a ricordarci quanto di buono sia possibile ottenere dalla tradizione canzonettistica sentimentale italiana seguendone le vene più intense e meno nazional-popolari, tenendo sempre aperte le finestre della contemporaneità. I temi dell'amore incompreso, effimero, equivoco, sgretolato, ibernato, standardizzato, sono il mood che unifica tredici episodi meno uniformi di quanto non possa apparire ad un primo ascolto, in realtà diversificati per ambientazione e riferimenti stilistici.
Dalle malinconie cameristiche totali di Spero saprai a quelle cinematiche della conclusiva Commiato a quelle spalmate sui tremori elettroacustici di Come non sopporti, dal soul strinito lo-fi di Ho parlato di te agli indolenzimenti Notwist di Una cosa per volta e Le mie volgari parole, passando dal folk jazzy di Senza mai ricordare (canta un Terje Norgarden parecchio a suo agio con l'italiano) e dal passo filmico truce de I nostri santi sentimenti (col talkin' arcigno di Emidio Clementi). Tale è il frutto dell'innesto tra gli estri differenti e armonici di Matteo Romagnoli (cantante, chitarrista e tastierista), Nicola Manzan (multistrumentista altrimenti noto come Bologna Violenta, già al alvoro con Baustelle e Franklin Delano tra gli altri) e Francesco Brini (batteria e programmazione, domiciliato presso Swayzak e Pinktronix).
Uno scenario in cui compaiono con naturalezza la cover di Ancora tu (del resto a Battisti ammicca pure la languida diatriba tra ruolo maschile e femminile – ospite Barbara Cavaleri – di Dieci volte no, quasi una versione aggiornata di Due mondi) e quella Buona fortuna colta dal Baglioni "inglesizzato" di Strada facendo, chiudendo cerchi attorno a dimensioni periferiche capaci di struggimenti universali.
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