A pochi giorni dalla notizia della morte di Diane Keaton è arrivato anche il ricordo di Woody Allen, con il quale l’attrice aveva instaurato un rapporto che andava oltre la loro collaborazione sul set e che si è tradotta in otto film insieme, tra cui Io e Annie, che valse a Keaton l’Oscar per la miglior attrice protagonista nel 1978.
Il regista ha pubblicato attraverso The Free Press un piccolo essai in ricordo dell’amica, in cui ha affermato: “È grammaticalmente scorretto dire ‘più unica’, ma tutte le regole della grammatica — e credo anche di qualsiasi altra cosa — vengono sospese quando si parla di Diane Keaton. Diversa da chiunque questo pianeta abbia mai conosciuto o probabilmente conoscerà mai, il suo volto e la sua risata illuminavano ogni spazio in cui entrava”.
Il primo incontro avvenuto alla fine degli anni ’60: “La vidi per la prima volta alla sua audizione: la sua bellezza slanciata mi fece pensare che, se Huckleberry Finn fosse stata una giovane donna bellissima, sarebbe stata Keaton. Appena uscita da Orange County, era volata a Manhattan per recitare, aveva trovato lavoro come guardarobiera e poi era stata scritturata per una piccola parte nel musical Hair”.

Allen ha quindi ricordato le prime prove sul set della sua commedia teatrale Provaci ancora, Sam (poi trasposta anche al cinema) in cui inizialmente non aveva trovato il feeling giusto con Keaton: “Durante la prima settimana di prove non ci scambiammo nemmeno una parola. Lei era timida, io ero timido, e tra due persone timide può regnare una certa noia. Finalmente, per caso, facemmo una pausa nello stesso momento e finimmo per mangiare qualcosa insieme in un locale sull’8a Avenue. Il risultato fu che lei era così affascinante, così bella, così magica, che misi in dubbio la mia sanità mentale. Pensai: ‘Posso essermi innamorato così in fretta?'”.
Quando il regista portò Keaton a vedere il suo film, Prendi i soldi e scappa, la risposta dell’attrice fu molto positiva e da allora si fidò sempre ciecamente del suo giudizio: “Col tempo, iniziai a girare film per un solo spettatore: Diane Keaton. Non lessi mai una sola recensione del mio lavoro e mi importava soltanto di ciò che lei pensava. Se le piaceva, consideravo il film un successo artistico. Se era meno entusiasta, cercavo di usare le sue critiche per rimontarlo e ottenere qualcosa che la convincesse di più. A quel punto vivevamo insieme, e io vedevo il mondo attraverso i suoi occhi”.
Dopo aver passato in rassegna alcuni ricordi personali, come una Festa del Ringraziamento passata a casa della famiglia Keaton, la sua lotta contro la bulimia (“di cui non avevo mai sentito parlare”), sul suo essere diventata un’icona di stile (“nonostante la sua personalità da campagnola”) Allen ha riflettuto sulla loro rottura: “Abbiamo passato insieme alcuni anni meravigliosi, poi ci siamo separati, solo Dio e Freud sanno perché”. Infine, sulla sua scomparsa: “…il mondo cambia costantemente, e con la scomparsa di Keaton è cambiato di nuovo. Fino a pochi giorni fa, il mondo era un luogo che comprendeva Diane Keaton. Ora è un mondo che non la include più. È, quindi, un mondo più triste. Tuttavia, restano i suoi film. E la sua risata, quella grande risata, ancora mi risuona nella mente”.