Diane Keaton
Diane Keaton da "Fashion First", foto di Peter Basch

Immagini di Diane. Ogni ruolo, lo stesso simbolo

Disseminate nel corso della Storia ci sono state delle figure in grado di entrare all’interno dell’immaginario popolare e di cambiarlo con la loro sola presenza o, visto che parliamo di cinema, con la loro immagine. Immagini immortali, che imprimono qualcosa per sempre. Non che cambino la vita – magari, forse, anche sì – ma che non possono non lasciare il segno.

Diane Corleone.

Diane Keaton, scomparsa l’11 ottobre 2025 a 79 anni, è stata una di queste incredibili personalità. Di immagini come quelle sopra descritte, legate a lei, ce ne sono molte dal 1970 in poi, ognuna diversa dall’altra ma tutte portatrici della stessa, inconfondibile potenza espressiva. Che sia nei panni di Kay, Luna, Sonja, Mary, Louise, Theresa, Nina, Bessie, Erica o Annie. Annie, l’altra faccia di Diane: quella con il nome con cui la chiamavano le amiche da ragazza, quella (ri)creata da chi, come noi e più di noi, ha colto la sua grandezza e se n’è innamorato per sempre. Non c’è immagine più potente di quella frutto dell’amore più sincero.

Le origini dell’icona Diane Keaton sono da ricercare nei suoi primissimi punti di riferimento, tutti appartenenti al mondo femminile. Le cronache vogliono che sia stata la madre a ispirarla a diventare attrice – madre da cui prese il cognome da nubile per il suo nome d’arte, scalzando Hall del papà –, così come fu Katharine Hepburn a farle capire quale strada volesse percorrere nel mondo del cinema.

Diane Hall.

Quella di donne che le somigliassero, a cui potesse prestare la sua energia e che, viceversa, le avrebbero potuto dare modo di esprimersi. Donne forti, donne indipendenti, donne che non si sarebbero fatte problemi a indossare pantaloni lunghi, camicia, cravatta e gilet. Donne che non si sarebbero fatte problemi a presentarsi al mondo pescando liberamente dal proprio guardaroba. Donne simbolo di moda e di stile fino alla fine.

La prima strada verso il mondo dello spettacolo Diane la trovò nel canto – antico amore a cui fece ritorno nel 2024, incidendo il suo primo e purtroppo unico singolo –, prima nei locali e poi a Broadway con il musical Hair. In quell’occasione era una corista e una sostituta all’occorrenza, ma nel mondo del cinema debuttò dalla porta principale.

Dopo un primo ruolo in Amanti ed altri estranei,, fu notata da Francis Ford Coppola, che la volle come protagonista femminile niente di meno che ne Il padrino. Ruolo in cui regalò un’interpretazione che da sola vale una carriera intera. Un’altra istantanea per Keaton, nei panni della malinconica ma risoluta donna Corleone. Personaggio – forse l’unico – che non appassì mai nel prosieguo della trilogia.

Diane reinventa se stessa.

Poi l’incontro che le cambiò la carriera. Un incontro sbilenco, in occasione del casting per una commedia, Provaci ancora Sam, con protagonista una coppia che funzionò proprio perché sbilenca anche in tantissimi altri film. Woody e Diane: lei troppo alta per lui, lei che è stata sempre troppo per lui, in ogni senso. Woody lo ha sempre saputo e nel corso della loro lunga collaborazione ce lo ha detto in tutti i modi, comunicandoci la sua irraggiungibilità in ogni ruolo che pensava per lei.

Diane dopo Woody voleva dire non solo Diane dopo Il dormiglione, Amore e guerra, Manhattan, Interiors e, ancora, Radio Days e Misterioso omicidio a Manhattan, ma Diane dopo se stessa. Diane dopo essere diventata Diane per tutti e dopo aver conquistato tutti. Eppure Diane non si esaurì lì, anzi: Diane dopo Woody diede prova di come il peso di una relazione artistica così fagocitante non avesse intaccato nulla della forza della sua immagine, che invece aveva ancora tantissimo da dare.

Diane.

Reds, Il padre della sposa, In cerca di Mr. Goodbar, La stanza di Marvin, Tutto può succedere, Mai così vicini, Book Club, ma anche spostandosi dietro la macchina da presa, incantando Un Certain Regard, categoria parallela alla selezione ufficiale del concorso principale di Cannes, con Eroi di tutti i giorni, fiore all’occhiello di un’attività da regista che iniziò con un episodio de I segreti di Twin Peaks e che spaziò dal cinema alla musica con due videoclip di celebri canzoni – Heaven Is A Place on Earth e I Geat Weak  – di Belinda Carlisle.

Ancora Diane, splendida, eclettica e irripetibile. Ancora Diane che regala immagini, in tutta la sua unicità e in tutta la sua forza: quella che fu quando era Annie, quando era Hall e che non si esaurirà mai.

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