A quattro anni di distanza da Mai Dire Mai (La Locura), brano che nel 2021 portò la sua ironia tagliente sul palco dell’Ariston, Willie Peyote torna in gara a Sanremo con Grazie ma no grazie. Se all’epoca il “cantautore rap” torinese mise alla berlina l’industria musicale e il materialismo con un ritornello diventato subito iconico, quest’anno la sua critica si concentra sulla povertà del linguaggio contemporaneo e il dilagare delle frasi fatte.
Il brano, che richiama sonorità vicine agli Articolo 31, a Daniele Silvestri e al primo Jovanotti, è uno dei pochi momenti in scaletta in cui l’interesse sociologico sopravvive, anche se con meno incisività rispetto al passato. Grazie ma no grazie smaschera i meccanismi comunicativi basati sulla superficialità e sull’effetto slogan, come sintetizzato nel verso: “più è profondo e meno paga quasi sempre, meglio stare in superficie salvagente”.
Tra riferimenti al vittimismo, alle manifestazioni e alle ambiguità del linguaggio politico, Peyote mantiene il suo spirito critico, ma nel contesto festivaliero il suo sarcasmo sembra meno affilato, quasi smussato dal clima di moderazione che da sempre caratterizza Sanremo.
Il brano farà parte di Sulla Riva del Fiume, il nuovo album di Guglielmo Bruno in uscita venerdì 14 febbraio a dieci anni dall’esordio Educazione Sabauda, un omaggio a Torino e alle sue origini.