Lou Barlow
Lou Barlow, foto di Adelle Barlow (2021)

Weekend discografico. Ascolta gli album di Lou Barlow, Francesco Bianconi, Loscil, Gus Gus, Black Midi e altri

Funambolici mix, psichedelia e il fascino della natura

Nuova puntata dell’editoriale dedicato alle uscite discografiche che trovate elencate nel magazine settimanale, Weekly, e nuovi aggiornamenti per quanto riguarda la nostra playlist album che vi consiglia il meglio dell’anno.

Sognanti twang di chitarra elettrica suonati in riva al mare. È quello che ascoltiamo nella traccia che apre The Waves Pt.1, nuovo album di Kele (Okereke), poliedrico frontman dei Block Party, qui alle prese con un solitario e riflessivo “lockdown album” che pare riscattarlo dalle perplessità e dalle critiche che gli avevamo mosso nel precedente 2042. Il disco, che fa da ideale introduzione a questa nuova tornata e un poco meno nutrita serie di uscite, contiene almeno un’altra canzone da menzionare in questa sede: Smalltown Boy, cover dei Bronsky Beat, classico degli anni ’80 che nell’originale è un tirato synth pop in chiave ballabile hi-NRG e qui viene riarrangiato su lunari tonalità acustiche.

Rimanendo all’interno di sonorità con un che di naturalistico, passando per quelle maggiormente impressioniste di HUMANBEING su RareNoise, abbiamo due album decisamente consigliati: il primo rivede una vecchia conoscenza di SA, ovvero Loscil, compositore che al secolo fa Scott Morgan e che dall’inizio dei 2000 propone affascinanti composizioni cinematiche per la mente. Il nuovo lavoro, Clara, lo vede manipolare, scolpire e trattare il suonato ottenuto dai ventidue elementi dell’orchestra d’archi di Budapest, con risultati incantevoli, all’altezza delle aspettative che da sempre riponiamo in lui. Il secondo è Masayoshi Fujita, che altrettanto efficacemente ci immerge nei suoni e nei profumi del villaggio rurale di Kami-cho, Hyogo, in Giappone, sua nuova residenza dopo anni vissuti a Berlino. Dopo aver completato una trilogia d’album incentrati sul vibrafono, il suo Bird Ambience opta per la marimba ma comprende anche sonorità elettroniche, tra glitch e folktronica, che precedentemente erano state impiegate unicamente nel side project El Fog, caratteristica che comunque non toglie coerenza a una proposta dalle marcate suggestioni idiofoniche. Consigliatissimo.

Passando al songwriting, Low Barlow ritorna con Reason To Live, un ispirato album solista – scrive Onza in sede di recensione – un lavoro indie folk domestico nel vero senso della parola (registrato in casa). Una riattualizzazione un po’ più raffinanta del Lo-Fi che fu che affascina con il suo tipico tiro compositivo, romantico e vissuto. Un album che ci vuole accompagnare fuori da questo periodo buio che stiamo attraversando. Per quanto riguarda invece un mix tra songwriting e dance, Elena Raugei parla piuttosto bene di Mobile Home, il disco che segna il ritorno degli islandesi GusGus, un collettivo che ha fatto della continua rigenerazione di input all’interno di una cornice ad ogni modo riconoscibile la propria valvola di sfogo e soprattutto di freschezza.

Arriviamo infine al disco di questo fine settimana, ovvero Cavalcade, lo strabordante album dei Black Midi, recensito da Massimo Onza. Un lavoro in grado di veicolare un funambolico quanto folle mix di math rock, jazz, prog e funk pestone. Il tutto gestito con un approccio surreale da big band a dir poco sopra le righe, ma che va assolutamente a segno.

Sempre questo weekend sono usciti: il disco postumo di DMX (Exodus), la nuova versione (Technicolor) con l’aggiunta di 6 inediti del debut di Francesco Bianconi pubblicato lo scorso anno, Reprise, il disco che contiene versioni riarrangiate con l’orchestra di alcuni dei più grandi successi di Moby, e il nuovo progetto di Alex Paterson e Andy Falconer – Sedibus – intitolato The Heavens, una cosa molto pastorale e psichedelica.

Tracklist

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