Per diluire il turbinio d’emozioni scatenato dai canadesi, niente di meglio che attaccare con l’ascolto di Surface Currents, il nuovo disco del compositore e produttore israeliano Kutiman. Come per Belaga, torniamo a un’impronta minimalista ma affatto tesa, anzi. Registrato nella sua casa nel bel mezzo del deserto del Negev, il disco si avvale di una personale impronta new age. Ci si respira una gran pace insomma, un orizzonte pacifico fatto di synth modulari, note sintetiche e cinguettii: ambient, krautrock e i raga indiani nell’accezione di Terry Riley sono solo alcune delle fascinazioni messe in campo da queste premesse.
Se non vogliamo continuare con la musica strumentale da ascolto appartato e solitario (ci sarebbe anche Graz di Nils Frahm, per dire) ma riavvicinarci al formato canzone, ci sono due album di sicuro interesse che cascano a fagiolo, Flare Up di Adult Matters e Shapes Of The Fall d Piers Faccini. Nel primo caso parliamo di un bedroom pop o per dirla con le parole di Pifferi di canzoni-haiku, piccoli acquerelli tanto tenui quanto efficaci dalle parti di Built to Spill, Elliott Smith e Sparklehorse. Nel secondo di un cantautorato colto e terrigno dalle fascinazioni arabe, mediterranee e andaluse, che oltre al songwriter ha per protagonisti i maestri algerini Malik e Karim Ziad, nonché la co-produzione di Fred Soulard. Un sound fortemente legato agli strumenti a corda, che vive di parole, di un sobrio arrangiamento ma, soprattutto, dello spazio che armonizza questi elementi.
Ritornando per un attimo alla parte più sperimentale delle musiche del weekend, ma sempre con in mente una dimensione collettiva: le variazioni Fantas di Caterina Barbieri corrispondono a una trasposizione della ritualità ciclica dell’omonima traccia estratta dal precedente disco della compositrice, Ecstatic Computation. Non un disco di remixes o reworks dunque, ma un vero e proprio esercizio che allarga lo spettro sonico del brano, arricchendolo di sensibilità altre. Un altro bel viaggio sonoro, rimbalzando a Chicago, ci porta a parlare dell’ottimo Ryley Walker. Walker, c’è da dirlo, non si ferma mai – scrive Beatrice Pagni in sede di recensione (in arrivo) – dopo dischi di pura improvvisazione e sperimentalissime jam, continua con Course in Fable a esplorare il linguaggio folk con un’avventurosa e obliqua ricerca del suono di una città: quella Windy City degli anni ’90 che ha dato vita a realtà come Gastr del Sol e Tortoise (non a caso McEntire qui si diverte a produrre). In questo nuovo lavoro si percepisce tutta la devozione per il suono dei Genesis – soprattutto nelle strutture dei sette brani mutevolissimi – e per vocalità importanti come John Martyn e Tim Buckley. Un disco complesso, solido, liberatorio, in cui proprio come nelle composizione di Faccini si sente un gran sfregare di corde, una gran bella ispirazione e un altrettanto gusto e piacere di suonare. Una gioia per le orecchie.
Il disco più hypato e atteso della settimana lo segnaliamo alla fine, anche perché non ci ha esaltato. Beninteso, il mix messo in campo dai Dry Cleaning in New Long Leg è di sicuro impatto. L’etimologia post-punk e il reading volutamente abulico e monotono sono cose che ci sono sempre piaciute molto. Eppure la formula – come dice Massimo Onza in sede di recensione – presenta alcuni limiti di tenuta. Più interessante è MØAA, ovvero la songwriter Jancy Rae, statunitense originaria di Seattle al primo album per l’ormai italo-americana WWNBB. Le canzoni di Euphoric Recall – scrive Raugei – sono state ideate nei pressi della foresta, brume dark, incedere wave e melodie dream pop. Un debutto riuscito cosa altro è, se non un richiamo euforico all’ascolto?
Se i Dry Cleaning agitano la gabbia del post-punk, i Paar Linien fanno lo stesso con quella della no wave dei Contortions. È un disco teso e contraddittorio il loro omonimo. Di sicuro interesse per chi oltre al sound di New York ama il free di Ornette Coleman.
Per il dettaglio completo sugli album del weekend vi rimandiamo alla pagina dedicata.