Cosmo, foto di Chiara Lombardi (2021)

Weekend discografico. Ascolta gli album di Cosmo, Lambchop, Colleen, Murcof e altri

Soundtrack per un’estate all’insegna dei live.

Nuova puntata dell’editoriale dedicato alle uscite discografiche che trovate elencate nel magazine settimanale, Weekly, e nuovi aggiornamenti per quanto riguarda la nostra playlist album 2021 alla quale abbiamo approntato un piccolo restyle grafico (e occhio anche all’album in vetta).

Partiamo subito da La terza estate dell’amore che segna il ritorno di Cosmo, un lavoro senza singoli a precederne l’uscita (a proposito è uscito oggi La Musica Illegale), presentato con una campagna di guerrilla marketing con casse sparse in giro per l’Italia tra campi da basket e locali, un disco che si pone e impone come soundtrack da qui all’estate all’insegna di una dichiarata, e liberatoria, danza dopo la clausura da Covid-19. Già, perché se la prima estate era quella degli hippy e la seconda quella dei rave, la terza è per coloro che sono stati derubati di un anno abbondante della loro vita. Ci vuol coraggio per presentarsi oggi come il renaissance man del caso, ma Marco Jacopo Bianchi pare avere le carte in regola – e un disco – per permetterselo, e da queste parti a propendere per questa ipotesi è Luca Roncoroni: date una letta alla sua recensione.

Gli altri due dischi di spessore di questo fine settimana rispondono ad altrettante penne ormai storiche accomunate da un elegante e ancor creativo camaleontismo: Kurt Wagner torna con un nuovo lavoro di quello che da qualche tempo a questa parte è un gruppo aperto o a progetto che dir si voglia, i Lambchop, mentre Gruff Rhys, riprende la buona ispirazione mostrata in Pang! per un lavoro mixato a Los Angeles con il celebre produttore Mario Caldato (vedi alla voce Beastie Boys). Nel primo caso parliamo di Showtunes, otto canzoni eteree e inafferrabili con al centro un pianoforte midi (recensione di Stefano Solventi in arrivo), nel secondo di Seeking New Gods, concept orchestrale e vorticoso che mescola mitologia, armonie soft-rock e arrangiamenti lussureggianti (recensione di Beatrice Pagni in arrivo).

L’altro lavoro di assoluto livello, in questo caso in ambito elettroacustico immersivo-cosmico-coreografico-cinematografico (ci siamo capiti insomma), è The Alias Sessions firmato da Murcof, recensito su queste pagine da Marco Boscolo e da lui definito un disco perfetto per l’oggi. E in coda all’ascolto di quello, niente di meglio che The Tunnel And The Clearing della multistrumentista Colleen, dedicato all’elaborazione delle emozioni, a base di organi processati attraverso elettronica analogica e drum machine, una raccolta di brani che fluttuano, riverberano e sognano tra buio e trascendenza, scrive Elena Raugei nel suo articolo.

Altri due lavori che potremmo, più che appaiare, metter per convergenze parallele sono quelli di Erika de Casier su 4ADOlivia Rodrigo su Geffen. La prima, nel suo Sensational suona quel r’n’b da revival 90s/00s che ci siamo abituati a sentire lungo tutti gli anni ’10 da Kelela a Solange e Katy B, vocalità e fascinazioni che traggono ispirazione da Janet Jackson, Mariah Carey, Nelly Furtado e Aaliyah, solo che nel caso dell’artista portoghese la nostalgia batte spesso il tempo del britannicissimo 2 step. La seconda è invece la giovane superstar che ha superato il miliardo di streaming con Drivers License. Anche da queste parti parliamo di un trend assolutamente consolidato e pure un po’ storicizzato: Sour propone infatti ogni due per tre un calco folk pop intimista in tutto e per tutto assimilabile a quello conosciuto in tutto il mondo con il marchio Taylor Swift (di cui è dichiarata superfan) ma nei preziosismi vocali della giovane cantante californiana rientra senz’altro anche Lorde, altro nome non certo di secondo piano in ambito mainstream.

Tornando su proposte decisamente di nicchia, anche The Bath, l’album d’esordio di Emma Houton, propone una formula già parecchio sfruttata in questi anni che è quella di un folk minimale quanto austero affidato a soli loop vocali e synth. Eppure da queste parti le ragioni di un piccolo culto potrebbero esserci. Date una letta a quanto scriviamo nel post. Del resto, se parliamo di filoni piuttosto battuti, senza distinguere mainstream da indie, pop da elettronica, non poteva mancare questo WE un disco di soli modulari che risponde al nome di Electronic Music Improvisations Vol. 1. I suoi autori sono due vecchie conoscenze, Daniel Miller e Gareth Jones, il primo fondatore di Mute, il secondo produttore di lungo corso già al lavoro con, tra gli altri, Depeche Mode, Erasure, Wire, Einstürzende Neubauten.

Altro duo con il quale chiudiamo la disamina del weekend, lasciandovi a Weekly per ulteriori approfondimenti, è quello formato da Aidan Baker e Leah Buckareff, ovvero Nadja. Il loro Luminous Rot calca gli stessi territori bazzicati da Earth, Sunn O))) e Jesu, riuscendo forse a questo giro più che mai a portar a casa un bel disco tra darwave e minimal doom.

Tracklist

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