A neanche ventiquattro dalla pubblicazione dell’articolo di Rolling Stone America, in cui ad emergere era un quadro inedito sullo stato di salute psicofisica di Taylor Hawkins nei mesi precedenti la morte, arrivano le smentite da parte dei diretti interessati. Sia Matt Cameron dei Pearl Jam che Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers hanno preso le distanze dalle interviste riportate nel pezzo. Entrambi sostengono che le rispettive affermazioni sono state estrapolate dal contesto in cui erano intese e inserite in una narrazione fuorviante.
La storia ricostruita con toni sensazionalistici da RS, a detta dei batteristi nei rispettivi post, portava a pensare che Hawkins avesse denunciato stanchezza e problemi fisici riguardo ai tour sempre più estenuanti dei Foo Fighters, ottenendo in cambio una tabella di marcia ancor più fitta d’impegni. Non solo, nell’articolo, in bocca ai musicisti erano state messe parole che indicavano in un suo collasso avvenuto in aereo lo scorso anno come la fatidica goccia a far traboccare il vaso. Il batterista avrebbe posto chiaramente il problema a Grohl e al management, denunciando di «non poter più continuare in questo modo», chiedendo di «trovare una soluzione».
Già nella giornata di ieri era arrivata la secca smentita di un portavoce dei Foo Fighters: non ci sarebbe stata alcuna discussione di questo tipo e alcun collasso in aereo.
I fatti
Taylor Hawkins, membro storico dei Foo Fighters, è morto nelle ore precedenti il concerto che la formazione avrebbe dovuto tenere a Bogotà, in Colombia, per l’Estéreo Picnic Festival, il 25 marzo. Il gruppo stava completando la leg latinoamericana del tour e avrebbe dovuto suonare, due giorni più tardi, al Lollapalooza Brazil. L’ultimo concerto rimane dunque quello del 20 del mese al Lollapalooza argentino, live in cui Perry Farrell ha accompagnato la band nell’esecuzione di Been Caught Stealing, cover dei Jane’s Addiction, e lo stesso Hawkins si è cimentato alla voce in un seconda cover, Somebody to Love dei Queen, con il finale, ai bis, affidato alla storica hit dei Foos, Everlong.
Al momento del decesso, secondo l’esame tossicologico commissionato della Procura generale della Colombia, il batterista aveva assunto diversi farmaci, tra cui antidepressivi, benzodiazepine e oppiacei.