Sufjan Stevens sta promuovendo la ristampa del suo album simbolo, Carrie & Lowell, in uscita il 30 maggio con 7 bonus track. Per lui non è stato un periodo affatto facile: nel 2023 ha affrontato la sindrome di Guillain-Barré, una malattia autoimmune fulminante che provoca dolori persistenti e debolezza muscolare, dalla quale ora si sta lentamente riprendendo. A complicare il suo cammino anche la perdita del compagno, Evans Richardson IV, scomparso nell’aprile dello stesso anno, un lutto che Stevens ha elaborato anche all’interno del suo decimo album in studio, Javelin.
In un’intervista rilasciata a Vulture per il decennale di Carrie & Lowell, Stevens ha aperto il cuore parlando di temi profondi come la religione, la spiritualità, la morte, il dolore e la perdita, intrecciando la sua esperienza personale con riflessioni di ampio respiro. A Craig Jenkins, il cantante ha spiegato come per lui la religione cristiana, con le sue sacre scritture, abbia una natura decisamente queer.
«La Bibbia è davvero gay», ha detto Stevens con schiettezza, «sono tutti uomini. Questo è quello che succede a vivere nel patriarcato per così tanto tempo. Gesù era single, non si sposò mai. E i discepoli erano tutti maschi». Per lui, questa dinamica crea uno spazio molto particolare nella spiritualità cristiana, una dimensione che riesce a coniugare l’erotismo e la sensualità con il divino.
«Ciò che è religioso è molto sensuale. È erotico», ha proseguito, citando come esempio l’arte cattolica attraverso i secoli, soprattutto quella barocca, «che è fatta di carne, di corpi nudi, di sensazioni intense». Per Stevens, la relazione con Dio è sempre stata «molto intima, molto fisica». I sacramenti stessi sono manifestazioni di questa corporeità: «Durante l’Eucaristia mangi il corpo e bevi il sangue di Dio. Non c’è nulla di più erotico di questo. Se sei un vampiro, per esempio, è il coronamento di ogni esperienza erotica».
Questa prospettiva spiega anche la sensibilità e l’attenzione che Sufjan Stevens pone in canzoni come John My Beloved, To Be Alone With You e Javelin (To Have and to Hold), brani in cui la spiritualità si fa corpo, dolore, e amore.
Nonostante le difficoltà, l’artista ha voluto rassicurare i fan sul suo stato di salute e sul suo equilibrio emotivo: «Sono stati due anni di merda, ma ora sto bene». Un momento difficile che però ha trasformato in una riflessione lucida sulla vita e sulla morte. «Per molte ragioni sono diventato il ragazzo-immagine della morte nella musica. Non è stato intenzionale. Vivere è avere paura di morire».