Sean Penn, in questi giorni a Cannes per il film Black Flies (Jean-Stéphane Sauvaire), è stato chiaro sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale al cinema: è “un’oscenità”, un’idea “tossica” che rende più urgente che mai un dibattito serio sull’argomento e sulle implicazioni creative, legali ed economiche delle sceneggiature generate dall’IA.
E in effetti, l’U.S. Copyright Office (l’ente del diritto d’autore statunitense) si è già espresso sull’argomento: a marzo di quest’anno ha deliberato che vi è la possibilità di riconoscere la protezione alle opere generate tramite l’assistenza dell’IA, ma solo se vi è un chiaro contributo da parte dell’artista. Oggi l’apporto di un esperto umano è ancora essenziale per rivedere e correggere una sceneggiatura generata da ChatGPT, ad esempio, ma domani? Sarà ancora così? Quando l’intelligenza artificiale imparerà il mestiere dello sceneggiatore, a chi apparterrà la paternità dell’opera?
Penn, intanto, condanna senza se e senza ma il fenomeno, puntando il dito contro le case di produzione e manifestando il proprio sostegno agli sceneggiatori, in sciopero dal 1° maggio.
L’industria si prende gioco di sceneggiatori e attori che sostengo pienamente. L’uso dell’intelligenza artificiale è qualcosa di molto importante, da valutare, e l’associazione dei produttori dovrebbe chiamarsi piuttosto associazione dei banchieri. Troppi di loro non lavorano come si dovrebbe
Sean Penn, conferenza stampa Cannes
Riguardo al mondo della musica, sul dibattito riguardante IA e ChatGPT sono intervenuti di recente sia Nick Cave che Peter Gabriel ma anche Grimes, che ha pragmaticamente affrontato un argomento parallelo a quello del diritto d’autore, le royalties.