Diodato
Diodato canta 'Ti muovi' a Sanremo 2024 (still, YouTube)

Sanremo 2024. “Ti muovi”, Diodato riporta la canzone d’autore al Festival

Ancora una volta una ballata sentimentale sussurrata all'orecchio come cantata a pieni polmoni

In un mercato musicale dominato da interpreti, produttori e parolieri-autori che finiscono per scrivere il grosso delle hit e delle canzoni che ascoltiamo, Antonio Diodato torna al festival di Sanremo con l’autorialità che lo contraddistingue.

Il brano, scritto dallo stesso cantante tarantino, proprio come quello che nel 2020 lo portò alla vittoria della settantesima edizione, s’intitola Ti muovi ed è ancora una volta una ballata sentimentale sussurrata all’orecchio come cantata a pieni polmoni, con un naturale contrappunto d’orchestra.

Il cantante tarantino e i Negramaro sono gli unici concorrenti a presentare quest’anno canzoni autografe, 2 su 30, con le restanti a venir scritte dai soliti Davide Petrella e Jacopo Ettorre (4 brani a testa), Cheope, figlio di Mogol, e Paolo Antonacci (4 brani a testa) e non ultimo Edwyn Roberts, che aveva co-firmato, assieme a Diodato, proprio Fai Rumore.

Per Ti muovi, al netto della co-produzione del sodale Tommaso Colliva, Antonio scrive tutto da solo e sul palco la padronanza con la quale canta strofe e ritornello è quella di un autore maturo. Oltre alla performance vocale, non manca la cura nel quadro generale dell’esibizione, con un corpo di ballo sul palco che già accompagnò il cantautore nella serata cover del 2020. Stessa danza che torna anche nel videoclip del brano, ideato dallo stesso Diodato con Irma Di Paola, che ne cura anche le coreografie. Diretto da Giorgio Testi e Filippo Ferraresi, il video rappresenta il concept del movimento attraverso le emozioni. Termine, quest’ultimo, che viene dal latino emovere, cioè “smuovere, portare fuori”: il legame tra emozioni e movimento interiore viene rappresentato dalle performance dei danzatori presenti, da cui Diodato prima viene travolto per poi dirigere questa orchestra di corpi ed emozioni come un maestro musicale.

Dicevamo a proposito del suo ultimo album, Così speciale, quanto queste canzoni che nascono piccole per farsi grandi, e che così bene hanno fatto propria la scuola romana, pecchino di un difetto formale, risultando figlie del controllo sulla materia più che dell’urgenza di tirar fuori una parte di sé nel modo più aperto, limpido e sincero. Il brano proposto a Sanremo sfugge a questa modalità quel tanto che basta per farlo spiccare almeno come interprete. Il brano è ben scritto, la melodia è solida. A mancare forse è quel guizzo in più.

Scrivendola ho subito pensato a un’orchestra, e la prima che mi è venuta in mente è quella del Festival. A volte pensiamo di aver superato delle cose ma non è così, e quando succede c’è il rischio che tornino a muoversi dentro di noi. È una canzone a cui tengo molto, ha una forte energia vitale. È una specie di viaggio: nei miei brani c’è sempre un racconto che sussurra all’orecchio di chi ascolta, voglio creare un contatto con chi è distante. E mi piace l’idea di essere uno dei pochi a portare una ballata, ricercando un tipo di melodia che si rifà all’unicità della canzone italiana e che amano anche all’estero
Diodato, TV Sorrisi e Canzoni

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