Con la prima a dover spiccare ancora bene il volo, e il secondo già super lanciato, Ariete e Sangiovanni sono due classe 2000 e poco più tra i più pompati dall’industria discografica italiana. Vederli assieme duettare è un po’ come il tendere la mano alla prima per condurla là dove pare sia destinata a stare. Dove? Tra i big seller dello streaming game. Peccato che la loro versione di Centro Di Gravità Permanente dell’intramontabile Franco Battiato sia quanto di più sbagliato si possa concepire in una serata di cover che non è, o meglio, non dovrebbe mai corrispondere, a un giochino fatto da gente che non prova anzi s’improvvisa, e compensa mancanza d’idee e preparazione con ironia e sorrisi.
Arianna Del Giaccio, in arte Ariete, non ha conquistato né noi né il grande pubblico di Sanremo 2023. Il testo di Calcutta della sua Mare di guai è a corto di metafore buone e di qualsiasi altra cosa un minimo decente, l’arrangiamento del solito Dardust (che di molto meglio ha fatto con Lazza) puro arredamento, l’interpretazione fai presto a confonderne l’intimismo da cameretta con la mancanza di personalità e mordente.
Difetti che ritroviamo, amplificati, nella cover di Battiato, con un Sangiovanni altrettanto impreparato nel dare al brano una qualsivoglia direzione se non quella di una semiseria recita scolastica a ritmo di ska balneare, buono per qualche crociera di Costa Smeralda. Che abbiano cantato male è oggettivo, ma si sono divertiti, mostrando un singolare rispetto per Battiato: non provandoci neppure a seguirne le orme. Questo pare bastare ai fan. A noi no di certo.
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