Un Roger Waters a tutto spiano contro Israele e il sionismo, quello che è intervenuto in collegamento video con il Middle East Media Research Institute per parlare delle relazioni tra Stati Uniti e Stato ebraico. In primis, l’ex Pink Floyd ha attaccato duramente il miliardario ebreo-americano Sheldon Adelson accusandolo di essere un «burattinaio», poi ha criticato la polizia israeliana per essere stata – a suo dire – indirettamente complice della morte di George Floyd, e infine se l’è presa con il sionismo in generale, definendolo una «brutta macchia da rimuovere».
«Adelson è il burattinaio di Trump, Pompeo e David M. Friedman (l’ambasciatore USA in Israele, anche lui ebreo, ndSA)», è stata la prima dichiarazione del musicista riportata da Consequence Of Sound e a proposito del magnate e grande donatore privato del Partito Repubblicano americano. Waters ha aggiunto che «il miliardario è un sostenitore dell’estrema destra razzista e bigotta, il quale non capisce che gli essere umani possano avere dei diritti. Sheldon Adelson crede che solo gli ebrei siano completamente umani, e che siano sotto attacco in qualche modo. Crede che tutti gli altri stiano su questa terra per servire loro. Lo crede lui, non sto dicendo che lo credano tutti gli ebrei. Lui lo crede e tiene in mano i fili in base a questa strana interpretazione biblica secondo cui tutto andrà bene nel mondo se Israele sarà grande, il che significa prendersi gli interi Palestina e Regno di Giordania, mettere tutto insieme sotto l’insegna del Popolo eletto e chiamarlo Israele: è pazzo. Ma sfortunatamente, questo pazzo è anche incredibilmente ricco e ha quel piccolo coglione di Trump in tasca».
Ma non è tutto. Secondo Waters, Israele è anche indirettamente responsabile della morte dell’afroamericano di Minneapolis George Floyd, poiché proprio le forze di sicurezza israeliane avrebbero inventato il famigerato soffocamento a mezzo ginocchio: «È una tecnica israeliana – ha detto il compositore inglese – insegnata alle forze di polizia USA da esperti israeliani al fine di attuarla sui neri come loro fanno sui palestinesi. E ne sono pure orgogliosi. Dicono: “Guardate quanto siamo bravi, imparate da noi”». E per concludere, Waters ha sparato ad alzo zero anche contro il sionismo in generale, sostenendo che si tratta di «una brutta macchia che dovremmo gentilmente rimuovere».
Va detto, però, che Waters in seguito all’intervista ha parzialmente corretto il tiro sul suo sito. In una nota pubblicata il 25 giugno, quindi prima che scrivessimo questo pezzo, e pertanto ci scusiamo per non averla citata, l’artista ha detto: «Nell’intervista ho usato parole pericolose sia per le persone di religione ebraica sia per il movimento per i diritti dei palestinesi, e per questo mi scuso. Esprimo il mio più profondo rammarico se ho, con le mie parole, nuociuto agli ebrei o se ho in qualche modo dato valore alle tante bugie che si dicono su di loro, niente era più lontano dalle mie intenzioni. Nutro profondo rispetto per i miei fratelli ebrei nella nostra lotta comune per un mondo migliore e in pace. Ovviamente non cambio idea riguardo a Trump, Pompeo e al governo americano per il fatto che con la loro agenda di estrema destra darebbero supporto all’apartheid israeliano ai danni dei palestinesi con o senza il supporto di Mr. Adelson». Waters ha ammesso di essersi sbagliato anche riguardo alla tecnica poliziesca del soffocamento a mezzo ginocchio, che aveva detto essere stata insegnata agli agenti statunitensi da quelli israeliani: «Un mio amico esperto di queste cose mi ha detto che sì, Israele ha una forte influenza sugli USA dal punto di vista militare, e la cosa è risaputa in tutto il mondo. Però non addestra la polizia americana scendendo nel dettaglio delle tattiche, come quella usata per ammazzare George Floyd. Semplicemente, non ne ha bisogno».
Riguardo a Roger Waters e Israele, la memoria torna inevitabilmente alle accuse rivolte dall’artista ai Radiohead per il concerto da essi ivi tenuto nel 2017, dopo la lettera in cui lui e altri musicisti chiedevano alla band di Thom Yorke di non esibirsi. La polemica si accese subito, con toni anche molto duri. Ricordiamo che la scorsa settimana Roger Waters e la sua live band hanno condiviso una versione da remoto catturata via Zoom di Two Suns in the Sunset, brano posto in chiusura di The Final Cut. Ricordiamo anche che Roger Waters: Us + Them, il film dedicato all’acclamato tour 2017-2018 (di cui potete inoltre leggere la recensione su queste pagine), è disponibile per l’acquisto e il noleggio digitale. Sempre su SA trovate la recensione del suo ultimo album, Is This The Life We Really Want?, oltre a quelle della discografia dei Pink Floyd, compreso l’articolo relativo all’ultimo album The Endless River nonché quello dell’indispensabile cofanetto The Early Years 1967-1972. Recente è anche la nostra recensione della prima autobiografia della band ad opera di Nick Mason e l’annuncio della raccolta The Later Years. Lo scorso anno Mason e Waters si sono riuniti su un palco di New York e insieme hanno intonato la celebre Set the Controls for the Heart of the Sun, estratta dall’album del 1968 A Saucerful of Secrets.
