Roger Waters sarà produttore esecutivo di Freedom Theatre, documentario diretto da Rishi Pelham e dedicato ad Ahmed Tobasi, artista ed ex combattente della resistenza palestinese impegnato a mantenere in vita il teatro che porta il titolo del film, nel campo profughi di Jenin.
Il progetto, descritto come un “ritratto immersivo e sensoriale” del suo protagonista, segue Tobasi all’interno del Freedom Theatre, spazio culturale nato nel campo di Jenin e minacciato dalla crescente distruzione che coinvolge il territorio. Il documentario è stato girato nell’arco di cinque anni ed è attualmente nelle fasi finali della postproduzione.
“Non avevo intenzione di fare questo film”, ha raccontato Pelham a Variety. “Continuavo a tornare a Jenin, al teatro, al campo e, col tempo, la storia ha insistito per essere raccontata”. A spingere il regista verso il progetto è stata soprattutto la tensione tra due ambienti contrapposti: “la sala prove, chiusa e sotto controllo, e il campo fuori, vivo, volatile e impossibile da contenere”. Secondo Pelham, con il procedere delle riprese i due spazi hanno progressivamente iniziato a sovrapporsi.
Pelham ha inoltre contribuito alla colonna sonora originale del documentario, realizzata insieme ad alcuni artisti palestinesi, tra cui la DJ e produttrice techno Sama’ Abdulhadi. Alla produzione partecipano lo stesso Pelham e Suzanne Harb per la londinese Bathtub Films, mentre sono coinvolti come executive partner anche Khaled Habayeb e Alaa Alasad della società giordana Tabi360.
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Roger & Mona pic.twitter.com/TFFEEqBvAv
— Roger Waters ✊ (@rogerwaters) July 18, 2026
L’impegno di Waters
Roger Waters è un dichiarato sostenitore della causa palestinese. Il cofondatore dei Pink Floyd è tra le centinaia di artisti che hanno recentemente firmato un appello rivolto alla Mostra del Cinema di Venezia affinché assuma iniziative concrete a sostegno della Palestina. Il team di Freedom Theatre sarà presente a Venezia in occasione della Mostra per incontrare potenziali partner e discutere la distribuzione del film.
La partecipazione al documentario arriva a pochi mesi da un altro progetto attraverso cui Waters ha espresso il proprio sostegno alla Palestina: Comfortably Numb Re-imagined, nuova rilettura del classico dei Pink Floyd del 1979, realizzata insieme all’artista palestinese Mona Miari. La versione, cantata in inglese e arabo, sostituisce all’apatia evocata dal celebre “I have become comfortably numb” il rifiuto di diventare “comfortably numb”, inserendo nel brano riferimenti alla Nakba, al 1948 e alla richiesta di libertà per la Palestina.
In precedenza Waters e Miari si erano inoltre esibiti dal vivo allo SVA Theatre di New York con Sumud, brano dedicato alla Global Sumud Flotilla.