Gli Half Japanese continuano a pubblicare dischi con una certa frequenza sotto la guida di Jad Fair, ma da molti anni David Fair non faceva più parte stabilmente della formazione. Il musicista, che aveva fondato la band insieme al fratello a metà degli anni Settanta, è morto il 29 agosto 2026 a 74 anni. La notizia è stata confermata da Jad: la causa del decesso è stata un cancro, contro il quale Fair era in cura da tempo.
David Fair aveva lasciato la formazione nel 1987 per motivi familiari, anche se nel corso degli anni sarebbe tornato a collaborare con il gruppo in diverse occasioni. Nel 2014 partecipò alla reunion che portò alla pubblicazione di Overjoyed, primo album degli Half Japanese dopo una pausa discografica durata oltre un decennio (recensito su queste pagine).
Origini e leggenda
La storia degli Half Japanese era iniziata nel 1974, quando i fratelli Fair cominciarono a registrare musica in casa. Nel 1977 pubblicarono autonomamente l’EP Calling All Girls, seguito nel 1980 dal monumentale 1/2 Gentlemen/Not Beasts, una raccolta di registrazioni domestiche, cover deformate, punk, rumore e sperimentazione di cui ci siamo occupati in un approfondimento. Il loro approccio volutamente libero dalle convenzioni tecniche e produttive contribuì a definire una particolare idea di art punk americano, radicalmente DIY.
Metodo e culto
David Fair aveva anche messo nero su bianco questa filosofia nel breve testo How to Play Guitar, una sorta di manifesto contro l’ortodossia dello strumento e a favore della spontaneità. Nel frattempo Jad assumeva progressivamente il ruolo di principale autore e frontman degli Half Japanese, mentre intorno alla band passavano numerosi musicisti della scena underground, tra cui Don Fleming e Kramer.
Il culto degli Half Japanese sarebbe cresciuto nel corso degli anni, fino a raggiungere Kurt Cobain. Nel 1993 i Nirvana invitarono la band ad aprire alcune date del tour di In Utero. David, però, non faceva parte della formazione in quel momento. Il cantante dei Nirvana aveva parlato con entusiasmo degli Half Japanese e, secondo quanto riportato da diverse fonti, indossava una loro maglietta quando morì.
Reunion e documentario
Nel 2012 gli Half Japanese tornarono inoltre sul palco per l’All Tomorrow’s Parties curato da Jeff Mangum dei Neutral Milk Hotel. Due anni più tardi arrivò Overjoyed, prodotto da John Dieterich dei Deerhoof, con il ritorno di David accanto al fratello. Da allora la band ha continuato a pubblicare nuovo materiale e ristampe d’archivio, mantenendo Jad Fair come principale figura creativa.
Alla storia degli Half Japanese è dedicato anche Half Japanese: The Band That Would Be King, documentario diretto nel 1993 da Jeff Feuerzeig. Dopo la morte di Fair, Feuerzeig ha ricordato i due fratelli come figure che gli avevano cambiato la vita attraverso il loro «gioioso e rivoluzionario punk rock» e la loro etica DIY. Il regista ha inoltre reso il documentario disponibile gratuitamente per amici e fan, con la password callingallgirls, dal titolo del primo EP della band.
Oltre al lavoro con gli Half Japanese, David Fair aveva sviluppato una propria attività artistica, dedicandosi anche alla pittura e a diversi progetti musicali solisti e collaborativi. Negli ultimi anni aveva pubblicato alcuni lavori attraverso Thick Syrup Records, etichetta fondata dall’amico Travis McElroy, che lo ha ricordato come una persona capace di dimostrare che «la musica non doveva seguire alcuna regola».