Brutta, bruttissima parabola quella della RCF Arena di Reggio Emilia, che si sta pian piano trasformando in una delle pagine più tormentate e opache della storia recente del live entertainment italiano. Doveva essere un polo d’attrazione “definitivo” per i mega eventi internazionali, ed invece sono rimasti solo i detriti del Pulse of Gaia Festival, e un terremoto societario che sta ridisegnando i vertici della governance.
La cancellazione del Festival a fine maggio
Per capire la gravità della situazione bisogna fare un passo indietro a fine maggio, quando il Prefetto di Reggio Emilia, Salvatore Angieri, ha vietato, per motivi di ordine pubblico, le esibizioni principali di quello che era inizialmente nato come Hellwatt Festival e poi è stato rinominato Pulse of Gaia: quelle di Kanye West e Travis Scott. Da lì, l’effetto domino.
Pochi giorni dopo, infatti, è crollato tutto il resto del cast. Sono prima saltate le date del 4, 5 e 11 luglio, che avrebbero dovuto trasformare Campovolo in una mini-capitale dell’elettronica con Swedish House Mafia, Chainsmokers e altri big dell’EDM.
La resa totale era stata confermata anche da Andrea Cattini, presidente di C.Volo S.p.A., che aveva parlato di “circostanze al di fuori del nostro controllo”. Un danno reputazionale per la venue irreparabile, inutile negarlo.
Un’operazione nata male
La cancellazione totale però non è che l’atto finale di un’operazione apparsa fin da subito più che ambiziosa: il progetto originario voleva trasformare Campovolo nell’hub europeo della musica live, con 50 artisti internazionali spalmati su tre weekend consecutivi.
Una macchina mastodontica che aveva subito avuto criticità strutturali: vendite dei biglietti erano debolissime (quelle di Travis Scott erano ferme a 20mila tagliandi), una promozione frammentata e il caso politico legato alla vicenda di Kanye West, con l’opposizione parlamentare che aveva addirittura chiesto il blocco del visto per l’artista.
Lo spettro della politica nella vicenda
Un silenzio, quello delle ultime settimane, che si è rotto bruscamente oggi con due comunicati stampa da parte della società C.Volo: il primo riguardante Victor Yari Milani, ideatore del progetto Hellwatt ed ex direttore artistico, allontanato a inizio maggio. Intervistato da Il Resto del Carlino, Milani aveva lasciato intendere la presenza di opacità nei rapporti tra il colosso della cooperazione Coopservice, la stessa C.Volo e il Partito Democratico reggiano.
Milani ha pubblicamente chiesto se le due società abbiano mai finanziato o sponsorizzato il PD al Campovolo, invocando un’audizione in Commissione consiliare per mostrare contratti ed email.
Nel comunicato di C.Volo la replica è stata tutt’altro che leggera: le accuse sono state liquidate come “gravemente diffamatorie e del tutto prive di fondamento, figlie di interpretazioni complottistiche”. Definendo Milani un semplice collaboratore esterno licenziato precedentemente per tutelare la società, la governance ha annunciato di aver dato mandato ai legali per procedere per vie giudiziarie.
Il caso Trotta
Il secondo comunicato della società è invece indirizzato a Claudio Trotta, storico e stimato patron di Barley Arts. Trotta, sempre su Il Resto del Carlino, ha definito la vicenda di Reggio Emilia “una delle pagine più raccapriccianti della storia della musica live in Italia”, svelando un rifiuto da parte di Coopservice a incontrare la sua agenzia per un piano di rilancio.
La risposta di C.Volo ribalta però la narrazione: secondo la società, Trotta avrebbe presentato una proposta per “impossessarsi letteralmente di RCF Arena in esclusiva e a costo zero”, pretendendo addirittura l’estromissione di C.Volo – scenario impossibile tecnicamente, perché avrebbe comportato la revoca della concessione pubblica dell’area da parte del Comune. Anche qui, la parola passerà agli avvocati.
Il terremoto societario.. e Coopservice sale al 93%
Nel frattempo, c’è anche un secondo piano da attenzionare: qualche giorno fa Claudio Maioli (storico manager di Ligabue) e Ferdinando Salzano (fondatore di Friends & Partners) sono ufficialmente usciti da C.Volo. Il disimpegno dei due manager lascia un segnale politico molto chiaro: i professionisti della musica si sfilano.
Ora il controllo quasi totale di Campovolo passa interamente nelle mani dei colossi di pulizie e vigilanza: Coopservice è infatti salita al 93% delle quote azionarie. La RCF Arena si ritrova così isolata, privata del know-how dei suoi soci fondatori e costretta a gestire la sua crisi reputazionale più nera da quando è stata inaugurata.