Doveva essere il festival capace di consacrare la Rcf Arena di Reggio Emilia come il nuovo hub europeo per gli eventi internazionali di grande portata. Niente da fare, almeno per ora. Il progetto, nato come Hellwatt Festival, è diventato in poco tempo un caso politico e organizzativo senza precedenti. E come se non bastasse, siamo a meno di due mesi dagli eventi previsti a luglio.
Arrivati a questo punto è difficile dire che sia solo una crisi organizzativa – evento di per sé non raro nel settore – ma bisognerebbe sommare una serie di criticità più profonde e venute a galla tutte assieme: dai dubbi sulla sostenibilità economica alla presenza di artisti controversi, passando per minacce legali e gli improvvisi cambiamenti nella struttura gestionale.
Un’operazione troppo ambiziosa
Facciamo un passo indietro, perché l’operazione dietro l’Helwatt Festival era più che ambiziosa, pensata per portare oltre 50 artisti internazionali per tre weekend consecutivi al Campovolo. Il cast era composto da nomi di primo piano della scena globale come Kanye West, DJ Snake, Swedish House Mafia, Afrojack e The Chainsmokers, convocati con l’obiettivo di attrarre più gente possibile da tutta Europa.
Cosa è successo: lo scontro interno
Un terremoto organizzativo ha scosso la gestione dell’evento: alla base ci sarebbe una forte rottura tra la società produttrice e il direttore artistico, Victor Yari Milani. “Visioni non pienamente allineate”, così riporta la comunicazione ufficiale, dietro le quali si celano anche dispute legali sulla proprietà del marchio Hellwatt e del format stesso.
La società C.Volo ha così nelle scorse settimane liquidato Milani, e ha affidato la gestione di tutti gli appuntamenti a Zamna, che prima si occupava solo delle fasi pre e post-party. Nel frattempo scompare dalle comunicazioni il nome Hellwatt Festival, che viene sostituito dalla dicitura Pulse of Gaia Festival.
Le polemiche e le pressioni sulla partecipazione di Ye
Il quadro generale a dirla tutta era già compromesso dalla presenza annunciata di Kanye West / Ye, che è da qualche tempo finito al centro di grosse polemiche riguardo le sue dichiarazioni antisemite. Dopo l’esclusione da diversi eventi live, la sua partecipazione risultava confermata almeno per il Festival italiano e considerata di fatto l’apice dell’intero Pulse of Gaia, fino a quando anche il leader di Azione Carlo Calenda ha chiesto formalmente al governo italiano di valutare il blocco del visto all’artista, come già successo in altri paesi.
Le vendite deboli e le incertezze sulla programmazione
Restano poi gli interrogativi sulla data del 4 luglio, che avrebbe dovuto ospitare Baby Gang, Ice Spice, Wiz Khalifa e Martin Garrix. Niente conferma definitiva neppure per Travis Scott, il cui concerto potrebbe essere addirittura riorganizzato visti i pochi biglietti finora venduti (circa 20mila) e le difficoltà logistiche legate all’intero impianto organizzativo.
A pesare sono le incognite su sicurezza, viabilità, logistica e capacità di poter gestire numeri enormi in weekend consecutivi: dubbi che potevano emergere già in fase di progettazione alla luce di una comunicazione confusa e frammentata, oltre che ad una promozione poco coordinata anche con gli stessi artisti.
Al momento confermate le date del 5 e 11 luglio
Al momento non risultano comunicazioni ufficiali sull’eventuale cancellazione dei concerti, ma a ridosso degli eventi il clima resta fortemente instabile. Restano per ora confermati i due fine settimana del 5 e dell’11 luglio, che si terranno però nel boulevard adiacente alla Rcf Arena (probabilmente per l’insufficiente vendita di biglietti).
I ticket già acquistati sono integralmente validi per le date suddette, mentre per gli appuntamenti del 4 luglio e del 17 luglio si attendono comunicazioni.
A fronte di tutto questo, il vero rischio è quello di un danno di immagine non indifferente per la struttura, che in passato ha ospitato grandi nomi internazionali come Harry Styles, AC/DC e Ramnstein, e nostrani, come per i live di Zucchero e Ligabue. Una visibilità che rischia di essere messa in discussione da un progetto annunciato troppo in fretta.