Dopo aver annunciato i dettagli su I Inside the Old Year Dying, condividendone due brani – I Inside The Old I Dying e A Child’s Question, August, PJ Harvey elenca le date del tour che dalla fine di settembre la porteranno in giro per Regno Unito e Europa.
Si parte da Dublino con una doppia data programmata per il 22 e 23 settembre e si prosegue con altre coppie di appuntamenti nelle città di Glasgow, Londra, Manchester, Amsterdam, Bruxelles, Parigi, Zurigo, Praga, Varsavia, Copenaghen e Oslo.
Il tour, che occuperà PJ Harvey per circa un mese, non prevede date italiane al contrario del precedente in supporto a The hope six demolition project che l’aveva vista esibirsi accanto a una numerosa band il 23 ottobre 2016 all’Alcatraz di Milano e il giorno successivo – il 24 ottobre – al teatro Obihall di Firenze (dove per noi c’era Giulio Pasquali).
PJ Harvey announces a run of tour dates in the UK and Europe later this year, with tickets available to the general public on Friday June 16th. https://t.co/kC0uqiRs4O #iinsidetheoldyeardying pic.twitter.com/DJhgo6x8Hz
— PJ Harvey (@PJHarveyUK) June 7, 2023
Le influenze del disco e le ristampe del catalogo
Del suo decimo lavoro, in uscita il 7 luglio via Partisan, la cantante ha parlato nei termini di una prova difficile da realizzare, di un disco che è costato anni di session ma anche di una prova che ha finalmente acquistato la forma che sperava assumesse.
Tra le sue influenze ci sarebbero autori di colonne sonore – Jonny Greenwood, Mica Levi, Hildur Guðnadóttir e Ryuichi Sakamoto – ma anche gli Smile di Thom Yorke, lo stesso Greenwood e Tom Skinner e album come All Thoughts Fly di Anna von Hausswolff, fino all’ultima fatica in studio di Bob Dylan, Rough and Rowdy Ways del 2020.
Negli scorsi anni, l’intera discografia di PJ Harvey è stata ristampata in vinile, con ogni riedizione a venir accompagnata da un secondo album di demo inediti. Iniziata nel 2020 con la ristampa dello storico debutto Dry, la serie si è conclusa lo scorso marzo con la raccolta demo abbinata a Hope Six…
Durante lo scambio con il giornalista Kory Grow, PJ ha sottolineato come anche il ciclo di riedizioni abbia a sua volta influenzato il nuovo lavoro.
Su SA trovate un ampio monografico dedicato alla cantante di Down By The Water a firma Stefano Solventi e potete recuperare, tra le altre, la recensione classic di Dry, ma anche quella relativa a Let England Shake, scritta al tempo della sua uscita, 10 anni fa. Su Sa trovate inoltre la critica del sopracitato The Hope Six Demolition Project del 2016, firmata da Fernando Rennis, e uno speciale su Uh Huh Her a cura di Giuseppe Zevolli.
