Dopo l’annuncio di un paio di giorni fa, l’atteso successore di The Hope Six Demolition Project (2016), gode ora di tutti i dettagli.
Il disco di PJ Harvey s’intitola I Inside the Old Year Dying ed è in uscita il 7 luglio via Partisan anticipato dal singolo A Child’s Question, August (e relativo viedoclip diretto da Steve Gullick) che verrà condiviso alle 10:00 di questa mattina.
Del suo decimo album, il primo da sette anni a questa parte, la cantante ha parlato nei termini di una prova difficile da realizzare, di un lavoro che è costato anni di session ma anche di una prova che ha finalmente acquistato la forma che sperava assumesse.
Di I Inside the Old Year Dying si sapeva già lo scorso anno da un’intervista rilasciata a Rolling Stone dalla stessa Harvey in occasione dell’uscita del libro Orlam. All’epoca si parlava proprio di una probabile uscita per l’estate del 2023.
Le influenze del disco e le ristampe del catalogo
Sempre nella sopracitata intervista, la cantante aveva elencato alcune ispirazioni a partire da musicisti anche autori di colonne sonore – Jonny Greenwood, Mica Levi, Hildur Guðnadóttir e Ryuichi Sakamoto – agli Smile di Thom Yorke, lo stesso Greenwood e Tom Skinner ma anche di un album come All Thoughts Fly di Anna von Hausswolff, fino all’ultima fatica in studio di Bob Dylan, Rough and Rowdy Ways del 2020.
Negli scorsi anni, l’intera discografia di PJ Harvey è stata ristampata in vinile, con ogni riedizione a venir accompagnata da un secondo album di demo inediti. Iniziata nel 2020 con la ristampa dello storico debutto Dry, la serie si è conclusa lo scorso marzo con la raccolta demo abbinata a Hope Six…
Durante lo scambio con il giornalista Kory Grow, PJ ha sottolineato come anche il ciclo di riedizioni abbia a sua volta influenzato il nuovo lavoro.
Su SA trovate un ampio monografico dedicato alla cantante di Down By The Water a firma Stefano Solventi e potete recuperare, tra le altre, la recensione classic di Dry, ma anche quella relativa a Let England Shake, scritta al tempo della sua uscita, 10 anni fa. Su Sa trovate inoltre la critica del sopracitato The Hope Six Demolition Project del 2016, firmata da Fernando Rennis, e uno speciale su Uh Huh Her a cura di Giuseppe Zevolli.

