Syd Barrett Pink Floyd
Syd Barrett e i Pink Floyd presentano “Apples And Oranges” ad American Bandstand (1967)

Pink Floyd. Spunta una nuova versione della prima apparizione in TV negli USA

Fosse rimasto come American Bandstand lo ha immortalato, forse la sua storia avrebbe preso un corso differente. Quel 7 novembre 1967 Syd Barrett, catatonico davanti alla telecamera, ha davanti a sé un destino ancora non scritto. O forse no?

La prima esibizione televisiva statunitense dei Pink Floyd è nota ai fan della band già da alcuni anni. In passato ne è uscita una versione HD, mentre di alcuni mesi fa è una nuova edizione con resa digitale decisamente migliorata, a cui se ne aggiunge ora una colorata fotogramma per fotogramma da un paziente artista. Ma andiamo con ordine.

È il 6 novembre 1967 e lo psichedelico-filastrocchesco pezzo scritto e registrato da Syd Barrett giusto un mese prima (e in uscita il giorno dopo via Columbia), Apples And Oranges, viene scelto come singolo promozionale in supporto a un paio di comparsate televisive della band negli States, le prime in assoluto. La prima è fissata all’interno del Pat Boone show, la seconda, il giorno successivo, negli studi ABC di Burbank, in California, in cui viene settimanalmente registrato il popolare programma musicale condotto da Dick Clark, American Bandstand, show che ha lanciato moltitudini di pop e rock band poi diventate leggendarie.

Le partecipazioni televisive fanno come di rito promozione a una manciata di date live nei centri hippy della West Coast, tra cui il Fillmore, l’inizio di una spirale che porterà il frontman alla fuoriuscita, o meglio alla cacciata dal gruppo. Di fatto Apples And Oranges diventerà l’ultima canzone da lui scritta con la band di cui fino a pochi mesi prima era stato il propulsore creativo (Jugband Blues e Vegetable Man appartengono alle medesime sedute del 26 e 27 ottobre).

Peccato manchi il video dei Floyd al Boone Show, sta di fatto che da qui inizia una china discendente ben documentata nelle biografie della formazione. Quel giorno Barrett fa scena muta ed è Roger Waters a prestarsi al lip synch al posto suo (lo farà ancora per i video promozionali del singolo) cercando di salvare il salvabile, davanti a quello che agli occhi dei compagni sembra a quel punto un auto-sabotaggio bello e buono. Da Clark c’è invece un Barrett un poco stizzito, decisamente più presentabile, che pur mima la sua canzone.

Peggio andrà nella manciata di date in cui la band deve proporre il blasonato lightshow negli USA, per poi dal 14 novembre volare in Patria per il Package Tour di spalla a Jimi Hendrix: il frontman si trasforma in quell’ingestibile Vegatable Man protagonista del testo più noto tra gli a lungo inediti del gruppo. Scorda la chitarra, suona a casaccio, in una delle serate al Fillmore (o al Winterland, come da testimonianza di un presente che vi riportiamo di seguito) parte completamente per la tangente. Siamo alle battute finali di quel percorso che porterà alla nota fine: a rimpiazzarlo arriverà David Gilmour e, un bel giorno, la band lo lascerà direttamente a casa, senza voltarsi più indietro.

Eravamo tutti grandi fan di Piper, che è stato suonato quasi per intero, ma qualcosa è andato storto quella sera. Probabile che Syd abbia preso dell’LSD a San Francisco in quei giorni. Interstellar Overdrive è andata avanti per un’eternità e l’audio  in generale era terribile. Il volume di Syd era 10 volte superiore a quello degli altri componenti del gruppo, il feedback della sua chitarra fuori controllo. Sembrava veramente strafatto e la band imbarazzata dalla sua performance. D’altro canto le luci, opera di Holy See, furono incredibili, senza dimenticare che i ragazzi con quelle giacche di velluto e seta erano vestiti da Dio…

Ma torniamo a quel 7 novembre. Complice l’avvicendamento delle riprese sull’intera band, a cui viene dedicato un primo piano per ogni componente, le cose non vanno proprio malissimo. Certo, ridono tutti in modo disteso e piacione tranne Syd, che posa catatonico davanti alla telecamera (e quando viene ripreso da lontano sta biascicando chissà cosa) ma niente di terribile, anzi rispetta il personaggio sopra le righe che avrebbe potuto essere se solo non fosse sprofondato in quella terribile depressione accelerata e amplificata dalle sostanze di cui faceva smodato uso.

E la riprova sta pure in questo recente restauro a colori dello streaming precedentemente migliorato peraltro dello stesso artista, Alexander Teglbjærg, che afferma di aver impiegato ben un anno per la realizzazione di quest’ultima versione, con risultati che ricompensano ampiamente l’impegno profuso.

Di recente i Pink Floyd hanno pubblicato ufficialmente sulle piattaforme di streaming ben dodici album live precedentemente noti ai fan in edizioni bootleg. Di recente Roger Waters è tornato a parlare della sua esperienza nei Pink Floyd, equiparando la band a un ambiente tossico, affermazioni che sono state oggetto dell’ironia di Nick Mason. Del resto, sono noti i continui attriti tra i membri viventi dell’ex band, che qualche anno fa si è riunita in privato per discutere della ristampa di Animals, finendo, non senza sorprese, per litigare.

Su queste pagine potete leggere la nostra recensione Classic di A Momentary Lapse of Reason, del quale è stato pubblicato un mix aggiornato slegato dal box-set che lo conteneva, The Later Years, uscito nel 2019. Ma anche quelle di Ummagumma, The Endless River, The Wall e dell’esordio The Piper at the Gates of Dawn.

Tracklist

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