Pink Floyd
Pink Floyd (1967)

“Dobbiamo passare a prenderlo?”. Quando i Pink Floyd scaricarono Syd Barrett

Syd Barrett lascia i Pink Floyd nell'aprile 1968 e niente sarebbe stato più lo stesso da quel momento in avanti.

All’indomani dell’uscita di The Piper at the Gates of Dawn i Pink Floyd vantavano già un fruttuoso accordo con EMI e le prospettive future apparivano più rosee che mai. C’era solo un piccolo grande problema: colui che aveva concepito quasi interamente quel meraviglioso disco di debutto si stava lentamente scollegando dalla realtà. Syd Barrett aveva già manifestato segni di squilibrio mentale e probabilmente soffriva di una forma di schizofrenia non diagnosticata all’epoca e aggravata senza dubbio dal massiccio uso di sostanze psicotrope e psichedeliche.

I concerti dei Pink Floyd tra il 1967 e il 1968 procedevano a singhiozzo soprattutto per via dello stato di Barrett, che si presentava sul palco spesso estraniato dal resto della band, di cui era il leader vocale e il chitarrista principale. Fu così che, stanchi di non poter esprimere al meglio il loro potenziale dal vivo, gli altri componenti reclutarono David Gilmour, che all’epoca militava nei Jokers Wild. Gilmour era stato scelto per riempire i vuoti lasciati da Barrett, ma in sostanza era un vero e proprio rimpiazzo come chitarrista principale (e in alcune occasioni anche come lead voice). Questo ovviamente non fu detto a Gilmour, che doveva prima di tutto adattarsi allo stile del resto dei suoi nuovi compagni.

Syd Barrett uscì ufficialmente dai Pink Floyd il 6 aprile 1968, pochi mesi prima dell’uscita del secondo album del gruppo, A Saucerful Secrets, che conserva ancora in più punti il contributo del fondatore e fino a quel momento leader creativo. Sentiamo la sua chitarra in Remember a Day, Set the Controls for the Heart of the Sun, Corporal Clegg e See-Saw, mentre creativamente parlando si ritaglia un unico momento con la sognante Jugband Blues, il cui testo probabilmente anticipa gli eventi futuri e l’addio tra Barrett e (quello che non era già più) il suo gruppo (durante le registrazioni Barrett decise di reclutare i musicisti dell’Esercito della Salvezza suggerendo a Mason di dir loro: «Fagli fare quello che vogliono, qualsiasi cosa», per non tacere poi dei vari riferimenti di un altro brano dell’ultimo periodo come Vegetable Man, “l’uomo vegetale”, appunto).

It’s awfully considerate of you to think of me here
And I’m most obliged to you for making it clear
That I’m not here
And I’m wondering who could be writing this song…

Tra le pagine del suo Inside Out, autobiografia ufficiale del gruppo, Nick Mason ricorda con molti rimpianti il momento esatto in cui i Pink Floyd presero in considerazione per la prima volta di escludere Syd Barrett dalla band, proprio colui che l’aveva creata, ma che ormai non dava più segni di affidabilità per il progetto.

La situazione giunse a una crisi risolutiva in febbraio, un giorno in cui dovevamo suonare a Southampton. In macchina, mentre andavamo a prendere Syd, qualcuno disse: “Dobbiamo passare a prendere anche Syd?” e la risposta fu: “No, cazzo, lasciamolo perdere”. Raccontato così può sembrare brutale, quasi crudele – ma è la verità. La decisione era priva di qualsiasi sensibilità, come noi del resto. Dato che procedevamo coi paraocchi, pensavo che Syd fosse semplicemente un piantagrane e mi esasperava a tal punto che riuscivo solo a vedere l’impatto a breve termine che aveva il suo comportamento sul nostro desiderio di diventare un gruppo di successo.

Su queste pagine trovate un ampio approfondimento dei Pink Floyd di Syd Barrett ma anche numerose recensioni classic della discografia della band. Da  A Momentary Lapse of Reason a The Piper at the Gates of Dawn, da Wish You Were Here a Animals, da Atom Heart MotherThe Final Cut.

Sempre a proposito di Barrett, un articolo sull’ultima “visita” alla band durante le session di Wish You Were Here.

Tracklist