David Gilmour
David Gilmour, foto di Patrizio Buralli, Firenze 2015

Pink Floyd. “Hey Hey Rise Up”, valgono le finalità non il risultato

David Gilmour e Nick Mason, ovvero il duo dietro ai redivivi Pink Floyd, hanno fatto da backing band a un brano/inno cantato da Andriy Khlyvnyuk

In anticipo di due ore rispetto a quanto inizialmente promesso, i Pink Floyd hanno condiviso un nuovo brano intitolato Hey Hey Rise Up, il cui ricavato verrà devoluto in supporto del popolo ucraino. David Gilmour e Nick Mason avevano già data per defunta la band in numerose interviste e questa nuova composizione, la prima dalle session di Division Bell del 1994, lo diciamo subito, vale più come operazione pro bono che per il suo valore intrinseco.

La traccia è stata composta dal duo assieme a Guy Pratt (basso) e Nitin Sawhney (tastiere), e il quartetto è infatti quello che si vede nel clip girato da Mat Whitecross con la performance live. La voce è invece quella di un post Instagram di Andriy Khlyvnyuk della band ucraina Boombox, estrapolata da uno streaming in cui lo si vede cantare in piazza Sofiyskaya, a Kiev.

Oh, The Red Viburnum In The Meadow è un brano ucraino folk di protesta scritto durante la prima guerra mondiale e diffusosi in tutto il mondo lo scorso mese come inno di protesa contro l’invasione dell’Ucraina. Da lì anche il titolo del brano, che si rifà a una sua strofa, l’ultima (in inglese: Hey, Hey, Rise up and rejoice). Il risultato è un calco psych-folk pinkfloydiano prestato al declamato di un Andriy che purtroppo, apprendiamo dalla press, è attualmente ricoverato per una ferita da scheggia di proiettile in un ospedale di Kiev (ma ha dato comunque il benestare all’operazione). Per calco intendiamo che la formazione fa da accompagnamento ritmico al cantante (backing band), salvo concedere lo spazio necessario al solista (Gilmour) per lanciarsi in assoli e contrassoli (molto d’ordinanza, tocca dire), mentre un riconoscibile coro soul si staglia sullo sfondo, proprio come da copione.

Non è proprio un nuovo brano dei Pink Floyd, lo è unicamente per una finalità extra-artistica che ha tutto a che fare con l’impegno umanitario. Aiutare i profughi. È tutto ciò che conta per Gilmour e Mason che, nelle scorse settimane, hanno tolto il catalogo della band post-Waters dalle piattaforme di streaming attive sul territorio russo e bielorusso; un modo per contribuire a un variegato sistema di sanzioni applicato dall’Occidente contro l’operato di Putin e di chi lo sostiene.

Nel 2015 ho suonato uno show al Koko a Londra in supporto di Belarus Free Theatre, i cui membri erano stati imprigionati. Pussy Riot e la band ucraina Boombox erano in programma. Dovevano fare il loro spettacolo, ma il cantante Andriy ha avuto problemi con il visto, quindi il resto della band ha fatto da supporto a me durante il mio set, abbiamo eseguito Wish You Were Here per Andriy quella sera. Recentemente avevo letto che Andriy aveva lasciato il suo tour americano con i Boombox, era tornato in Ucraina e si era unito alla difesa territoriale. Poi ho visto questo incredibile video su Instagram, in cui lui si trova nella piazza di Kiev con questa bellissima chiesa con la cupola dorata e canta nel silenzio di una città senza traffico o altri rumori di sottofondo a causa della guerra. È stato un momento potente che mi ha spinto a volerlo trasformare in musica.
David Gilmour

 

 

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A proposito di Gilmour e dei Pink Floyd, su SA potete consultare le recenti prese di posizione del chitarrista e di Waters sulla guerra. Quest’anno Pulse, il film-concerto dei Pink Floyd, è tornato negli store musicali in formato Blu-Ray e DVD versione Restored & Re-Edited (e led lampeggiante). Su queste pagine potete inoltre leggere la nostra recensione classic di A Momentary Lapse of Reason, del quale è stato pubblicato un mix aggiornato slegato dal box-set che lo conteneva, ovvero il sopracitato The Later Years. Non ultimo, Pink Floyd 492 è il nome di un fenicottero entrato nella leggenda, la cui storia  ha dell’incredibile.

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