Wood e Manson
Marilyn Manson, foto per la stampa (2014), Evan Rachel Wood in “Rising Phoenix”, foto concessa da HBO (2022)

“Phoenix Rising”. Disponibile su Sky il documentario di Evan Rachel Wood con le accuse a Marilyn Manson

A qualche mese dalla messa in onda statunitense, il docu-film denuncia esce su Sky

Le due parti del documentario Phoenix Rising sulla vicenda Evan Rachel Wood / Marilyn Manson sono andate in onda su HBO lo scorso marzo. La regista nominata all’Oscar Amy Berg (Janis, Deliver Us From Evil) ha ricostruito le vicissitudini che hanno riguardato la vita dell’attrice ai tempi della relazione con Manson, fino ad arrivare alla sua denuncia via social dello scorso anno.

I due ebbero una relazione dal 2007 al 2011, e all’inizio di questa Brian Warner (vero nome dell’artista) aveva 36 anni e lei 18, periodo che è stato dettagliato con dovizia di particolari. Tra i fatti emersi, quello che Evan Rachel Wood ha definito uno stupro davanti alla telecamera avvenuto durante le riprese del videoclip Heart-Shaped Glasses. Ma anche una serie di manipolazioni psicologiche volte ad allontanarla dalla famiglia e dagli amici, il furto di dati personali da computer e account social per fini ricattatori e variegate altre violenze.

Fin dall’inizio della nostra relazione si era lamentato di ogni contraccettivo stessi pendendo. Ne ho provati di tutti i tipi, e nessuno andava mai bene. In pratica non voleva li usassi. Si rifiutava di usare preservativi ed era molto esigente con il sesso. Doveva esser fatto a comando, altrimenti ci sarebbero state ulteriori ritorsioni… …del resto non hai neppure il tempo di pensare a queste cose nel momento in cui qualcuno ti sta penetrando mentre dormi. A quel tempo stavo cercando di non rimanere incinta. Usavo spermicidi e altre cose. Non hanno funzionato. Lui era per l’aborto. Io ero triste e spaventata. Certo, credo nel diritto di una donna di scegliere ma questo non significa che non fossi devastata. Nel momento in cui ho abortito lui mi fa “preparami la cena” . Mi ricordo di aver pensato “in questo momento sarebbe il caso che riposassi”, ma a lui non importava nulla.
Evan Rachel Wood

L’intervento a The View

Per promuovere il documentario, l’attrice è stata ospite di alcuni talk show tra cui The View, partecipazione che le ha dato l’occasione di commentare la denuncia per diffamazione mossale contro dagli avvocati di Marilyn Manson agli inizi di marzo.

Mi rattrista ammettere che è così che funzionano queste cose. Questo è quello che praticamente tutti i reduci di questo tipo di violenze si trovano ad affrontare nel momento in cui denunciano una persona in una posizione di potere. È questo tipo di ritorsioni che le mettono a tacere, esattamente per questo le persone non vogliono venire allo scoperto. Tutto come da copione.
Evan Rachel Wood

L’attrice ha poi specificato le finalità dietro a Phoenix Rising.

Non ho girato questo documentario per riabilitare il mio nome ma per proteggere le persone. Ho voluto lanciare un allarme dicendo che c’è una persona pericolosa là fuori e non voglio che nessuno le si avvicini. La gente può pensare ciò che vuole di me. Il processo farà il suo corso.

I fatti e la vicenda

Wood, in una relazione con Manson dal 2007 al 2011, aveva in un primo momento denunciato gli abusi subiti senza fare nomi. Dopo averlo fatto a mezzo social e sulle pagine di Vanity Fair a febbraio 2021, altre donne hanno trovato il coraggio di accusare il cantante di aggressioni sessuali e cattiva condotta. L’attrice de Il Trono di Spade, Esmé Bianco e un ex assistente dell’autore di Antichrist Superstar lo hanno fatto non limitandosi alle parole, ma intentando causa contro il cantante, che finirà sotto indagine nei mesi seguenti.

In seguito alle dichiarazioni di Evan Rachel Wood, che hanno dato un nome e un cognome all’autore delle violenze da lei subite, Manson è stato scaricato da Loma Vista, la sua label, e dai cast di American Gods e Creepshow. Inoltre, una delle capostipiti del movimento #metoo, Rose McGowan, prendendo le difese dell’attrice ha esortato chiunque a smascherare e scardinare «la setta di Hollywood», ovvero il sistema che protegge i predatori sessuali. Anche Trent Reznor, chiamato in causa per via di un aneddoto contenuto in una vecchia autobiografia del rocker, ha preso le distanze dal musicista (ribadendo la falsità di un aneddoto contenuto in quel libro). Così pure Wes Borland dei Limp Bizkit.

Un’altra celebre ex del rocker, Dita Von Teese, con la quale Manson è stato sposato per sette anni, ha invece rilasciato una dichiarazione differente, dichiarandosi estranea ai fatti. Pure Phoebe Bridgers ha commentato il caso raccontando un aneddoto di quando da adolescente a casa della rockstar questi le ha menzionato la «camera degli stupri» («Pensai che si trattasse solo del suo pessimo umorismo da confraternita studentesca e smisi di essere sua fan. Sto dalla parte di chi si è fatta avanti»).

La versione di Manson

Nel frattempo, il rocker, praticamente rimasto in silenzio dall’inizio della vicenda, ha attivato il proprio avvocato all’inizio di marzo 2022. Howard E. King ha depositato in un tribunale californiano una denuncia per diffamazione chiamando in causa anche colei che è stata definita una “saltuaria partner romantica” di Wood, Illma Gore. L’accusa rivolta alle due è quella di una cospirazione ai suoi danni che ne ha fatto deragliare la carriera. Negli atti anche una parte in cui si accusa Wood e Gore di aver impersonato un agente dell’FBI per far credere alle presunte vittime e alle loro famiglie di essere in pericolo.

La messa in onda italiana

Il docu-film va in onda su Sky Documentaries il 16 e il 24 giugno alle 21.15 (canali 122 e 402 di Sky) e sarà disponibile da quelle date anche on demand e in streaming su NOW.

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