Evan Rachel Wood
Evan Rachel Wood, still dal clip “Heart-Shaped Glasses” (2007)

Evan Rachel Wood su Marilyn Manson: “In pratica fui stuprata davanti alla telecamera”

Al Sundance FIlm Festival è stata proiettata la prima parte del documentario su Evan Rachel Wood, “Phoenix Rising”

La prima di Phoenix Rising, il documentario in due parti sulla vita e la carriera di Evan Rachel Wood, è stata proiettata ieri 23 gennaio al Sundance Film Festival. Si tratta di una pellicola già in lavorazione da due anni e tuttora in fase di completamento, ha specificato la regista nominata all’Oscar Amy Berg (Janis, Deliver Us From Evil), che ha sottolineato come, tra i temi trattati, un focus particolare sia stato rivolto alle vicissitudini con Marilyn Manson e, riguardo a quelle, su nuovi dettagli e dichiarazioni forniti dalla stessa attrice.

Pitchfork, che ha avuto in anteprima l’opportunità di vedere il filmato, ha ottenuto un focus proprio su uno di quelli riguardanti le riprese di Heart-Shaped Glasses (When the Heart Guides the Hand), il clip girato dallo stesso musicista nel 2007 per il brano contenuto nell’album Eat Me, Drink Me e con protagonista la stessa coppia.

Abbiamo discusso di una scena di sesso simulato ma quando la camera stava già girando. Mi ha penetrata sul serio, senza il mio consenso. Sono un’attrice professionista, l’ho fatto per tutta la vita e non sono mai stata in un set condotto con così poca professionalità. Era un caos totale, non mi sentivo al sicuro, anche sapendo che nessuno si sarebbe potuto prendere cura di me. Girarlo è stata un’esperienza traumatica. Non sapevo né come comportarmi né come negarmi e questo perché sono stata condizionata e mi è sempre stato insegnato a non obbiettare, a eseguire ciò che mi veniva richiesto. Mi sono sentita sporca, come se avessi fatto qualcosa di cui vergognarmi. Ricordo che anche la crew era in imbarazzo e non sapeva cosa fare. Sono stata costretta a fare sesso a pagamento con falsi pretesti. È lì che il primo crimine è stato commesso, quando sono stata praticamente stuprata davanti alla telecamera.
Evan Rachel Wood, Phoenix Rising

Wood, in una relazione con Manson dal 2007 al 2010, aveva in un primo momento denunciato gli abusi subiti senza fare nomi. Dopo averlo fatto a mezzo social e sulle pagine di Vanity Fair, altre donne hanno trovato il coraggio di accusare il cantante di aggressioni sessuali e cattiva condotta, tra cui l’attrice de Il Trono di Spade, Esmé Bianco, e un ex assistente dell’autore di Antichrist Superstar. Queste ultime nei mesi scorsi hanno intentato causa contro il cantante, attualmente indagato dal L.A.P.D. per violenza domestica, e da sempre dichiaratosi non colpevole.

In seguito alle dichiarazioni di Evan Rachel Wood che hanno dato un nome e un cognome all’autore delle violenze da lei subite, Manson è stato scaricato da Loma Vista, la sua label, e dai cast di American Gods e Creepshow. Inoltre una delle capostipiti del movimento #metoo, Rose McGowan, prendendo le difese di Wood, ha esortato chiunque a smascherare e scardinare ciò che lei chiama «La setta di Hollywood, della fama e dell’industria musicale», ovvero il sistema che protegge i predatori sessuali «lasciandoli liberi di agire e rovinare la vita di altre persone». Anche Trent Reznor, chiamato in causa per via di un aneddoto contenuto in una vecchia autobiografia del rocker, The Long Hard Road Out of Hell, ha pubblicamente preso le distanze dal musicista (ribadendo la falsità di un aneddoto contenuto in quel libro) e così pure Wes Borland dei Limp Bizkit.

Un’altra celebre ex del rocker, Dita Von Teese, con la quale egli è stato anche sposato, ha invece rilasciato una dichiarazione specificando che nel suo caso niente di ciò che è emerso dalla vicenda Wood le è personalmente accaduto durante i sette anni in cui sono stati assieme. Anche la cantautrice Phoebe Bridgers è entrata con un tweet nel caso: «Sono stata a casa di Marilyn Manson quando ero adolescente – ha scritto l’artista oggi 27enne – Ero una sua grande fan. Mi parlò di una stanza della casa come della “camera degli stupri”. Pensai che si trattasse solo del suo pessimo umorismo da confraternita studentesca e smisi di essere sua fan. Sto dalla parte di chi si è fatta avanti».

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