Evan Rachel Wood
Evan Rachel Wood in “Rising Phoenix”, foto concessa da HBO (2022)

Evan Rachel Wood. “Phoenix Rising” arriva il 15 e 16 marzo, trailer in visione

Dopo l'anteprima al Sundance, il documentario arriva sulla piattaforma di streaming del broadcast americano

Una versione ancora in lavorazione di Phoenix Rising, il documentario in due parti sulla vita e la carriera di Evan Rachel Wood, era stata proiettata lo scorso gennaio al Sundance Film Festival. Si tratta di una pellicola diretta dalla regista nominata all’Oscar Amy Berg (Janis, Deliver Us From Evil) con focus particolare sulle vicissitudini con Marilyn Manson e su nuovi dettagli e dichiarazioni in merito forniti dalla stessa attrice.

Del film abbiamo già condiviso un estratto, via Pitchfork, riguardante le riprese di Heart-Shaped Glasses (When the Heart Guides the Hand), il clip girato dallo stesso musicista nel 2007 e con protagonista la stessa coppia. Di queste ore l’annuncio di HBO della condivisione della prima parte intitolata Don’t Fall, fissata per il 15 marzo, a cui seguirà quella conclusiva – Stand Up – il giorno successivo.

Di seguito, il trailer in cui, oltre all’intervento dell’attrice, sono presenti quelli della famiglia nelle figure della madre («Ha studiato come manipolare la gente, l’ha molestata. È un predatore…») e del fratello («Ci si concentrava sulla figura di Marilyn Manson non prestando attenzione a quella di Brian Warner»).

Alle vittime, statisticamente, sono necessari dai 7 ai 10 anni per anche solo prendere coscienza di essere state abusate.

I fatti e la vicenda fin qui

Wood, in una relazione con Manson dal 2007 al 2010, aveva in un primo momento denunciato gli abusi subiti senza fare nomi. Dopo averlo fatto a mezzo social e sulle pagine di Vanity Fair a febbraio 2021, altre donne hanno trovato il coraggio di accusare il cantante di aggressioni sessuali e cattiva condotta. L’attrice de Il Trono di Spade, Esmé Bianco e un ex assistente dell’autore di Antichrist Superstar lo hanno fatto non limitandosi alle parole ma intentando causa contro il cantante, che finirà sotto indagine nei mesi seguenti.

In seguito alle dichiarazioni di Evan Rachel Wood, che hanno dato un nome e un cognome all’autore delle violenze da lei subite, Manson è stato scaricato da Loma Vista, la sua label, e dai cast di American Gods e Creepshow. Inoltre una delle capostipiti del movimento #metoo, Rose McGowan, prendendo le difese dell’attrice, ha esortato chiunque a smascherare e scardinare “la setta di Hollywood”, ovvero il sistema che protegge i predatori sessuali. Anche Trent Reznor, chiamato in causa per via di un aneddoto contenuto in una vecchia autobiografia del rocker, ha preso le distanze dal musicista (ribadendo la falsità di un aneddoto contenuto in quel libro). Così pure Wes Borland dei Limp Bizkit.

Un’altra celebre ex del rocker, Dita Von Teese, con la quale Manson è stato sposato per sette anni, ha invece rilasciato una dichiarazione differente, dichiarandosi estranea ai fatti. Pure Phoebe Bridgers ha commentato sul caso raccontando un aneddoto di quando da adolescente a casa della rockstar questi le ha menzionato la “camera degli stupri” («Pensai che si trattasse solo del suo pessimo umorismo da confraternita studentesca e smisi di essere sua fan. Sto dalla parte di chi si è fatta avanti»).

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