Wood e Manson
Marilyn Manson, foto per la stampa (2014), Evan Rachel Wood in “Rising Phoenix”, foto concessa da HBO (2022)

Marilyn Manson fa causa a Evan Rachel Wood per diffamazione

Il rocker sta cercando di portare l'attrice in tribunale per aver cospirato contro di lui

Mancano due settimane alla messa in onda di Phoenix Rising, il documentario in due parti incentrato sulle vicissitudini intercorse tra Evan Rachel Wood e Marilyn Manson. C’è già chi ne ha potuto vedere la prima parte lo scorso gennaio al Sundance Film Festival, mentre alcuni estratti e il trailer ne hanno ampiamente mostrato un canovaccio che seguirà quelli dei recenti documentari inchiesta a proposito di Michael Jackson, Woody Allen e Jeffrey Epstein.

Il rocker finora non si era mai attivato per vie legali preferendo mantenere un profilo basso ma, a quanto pare, è giunto il momento per lui di contrattaccare. Secondo quanto lui stesso ha dichiarato via IG e secondo quanto riferiscono Deadline e Pitchfork, Brian Warner nome all’anagrafe di Marilyn Manson, avrebbe fatto causa a Wood per diffamazione accusando l’attrice, e quella che lui chiama «saltuaria partner romantica» Illma Gore, di cospirazione ai suoi danni.

Lo scopo dell’avvocato del musicista, Howard E. King, è quello di portare le due donne a processo con giuria per aver ordito una trama contro di lui. Il legale parla di un piano segreto volto a «reclutare, coordinare e costringere una serie di persone a venire allo scoperto simultaneamente con accuse di molestie e stupro ai suoi danni». Falsità, leggiamo nel carteggio, «che hanno fatto deragliare una carriera di successo nella musica come nel cinema e nella tv».

C’è persino una parte in cui si accusa Wood e Gore di aver impersonato un agente dell’FBI per far credere alle presunte vittime e alle loro famiglie di essere in pericolo e che vi fosse «un’indagine federale ordita da Warner contro di loro».

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Marilyn Manson (@marilynmanson)

I fatti e la vicenda fin qui

Wood, in una relazione con Manson dal 2007 al 2010, aveva in un primo momento denunciato gli abusi subiti senza fare nomi. Dopo averlo fatto a mezzo social e sulle pagine di Vanity Fair a febbraio 2021, altre donne hanno trovato il coraggio di accusare il cantante di aggressioni sessuali e cattiva condotta. L’attrice de Il Trono di Spade, Esmé Bianco e un ex assistente dell’autore di Antichrist Superstar lo hanno fatto non limitandosi alle parole ma intentando causa contro il cantante, che finirà sotto indagine nei mesi seguenti.

In seguito alle dichiarazioni di Evan Rachel Wood, che hanno dato un nome e un cognome all’autore delle violenze da lei subite, Manson è stato scaricato da Loma Vista, la sua label, e dai cast di American Gods e Creepshow. Inoltre una delle capostipiti del movimento #metoo, Rose McGowan, prendendo le difese dell’attrice, ha esortato chiunque a smascherare e scardinare «la setta di Hollywood», ovvero il sistema che protegge i predatori sessuali. Anche Trent Reznor, chiamato in causa per via di un aneddoto contenuto in una vecchia autobiografia del rocker, ha preso le distanze dal musicista (ribadendo la falsità di un aneddoto contenuto in quel libro). Così pure Wes Borland dei Limp Bizkit.

Un’altra celebre ex del rocker, Dita Von Teese, con la quale Manson è stato sposato per sette anni, ha invece rilasciato una dichiarazione differente, dichiarandosi estranea ai fatti. Pure Phoebe Bridgers ha commentato sul caso raccontando un aneddoto di quando da adolescente a casa della rockstar questi le ha menzionato la «camera degli stupri» («Pensai che si trattasse solo del suo pessimo umorismo da confraternita studentesca e smisi di essere sua fan. Sto dalla parte di chi si è fatta avanti»).

Tracklist

Ti potrebbe interessare