Dopo le controverse esibizioni al Coachella, i Kneecap si trovano nel pieno di una bufera mediatica e politica che intreccia libertà d’espressione, censura e attivismo. Il trio rap nordirlandese, noto per l’uso provocatorio della lingua gaelica e per il suo impegno politico, ha attirato l’attenzione internazionale per i messaggi a favore della Palestina espressi durante il festival californiano.
Nel primo weekend, la diretta streaming della loro performance è stata bruscamente interrotta dopo che sul palco avevano espresso sostegno a “Free Palestine” e intonato slogan anti-Thatcher. Nel secondo weekend hanno deciso di trasmettere lo show autonomamente su Twitch, grazie al supporto del commentatore politico Hasan Piker. Sullo sfondo, proiettavano scritte come “Fuck Israel, Free Palestine” e “Israel is committing genocide against the Palestinian people”.
Le reazioni non si sono fatte attendere. Sharon Osbourne ha invocato la revoca dei loro visti, mentre politici britannici e fondazioni come la Jo Cox Foundation ne hanno chiesto l’esclusione dai cartelloni di Glastonbury e TRNSMT. A infiammare ulteriormente il clima, è arrivata la notizia che la polizia antiterrorismo sta indagando su un video di un concerto a Londra del novembre scorso, in cui uno dei membri della band avrebbe gridato “Up Hamas, up Hezbollah” mostrando una bandiera di Hezbollah — organizzazioni considerate terroristiche nel Regno Unito.
In un comunicato ufficiale, i Kneecap hanno negato qualsiasi appoggio a gruppi terroristici e respinto le accuse di incitamento alla violenza. Hanno definito il video “estrapolato dal contesto” e parlato di una “campagna coordinata” per screditarli, ribadendo che non hanno mai incitato all’uccisione di parlamentari conservatori, come invece è stato loro attribuito da alcuni tabloid.
Nonostante la crescente pressione, la band non ha intenzione di arretrare. Alcune date, come l’Eden Sessions e i festival Hurricane e Southside in Germania, sono state cancellate, ma sono già stati annunciati concerti sostitutivi, incluso un nuovo show a Plymouth il 4 luglio e tre date tedesche.
A sostenerli pubblicamente, segnala NME, è intervenuto il manager Daniel Lambert, che in un’intervista a RTÉ ha criticato l’attenzione sproporzionata sul caso Kneecap a fronte della crisi umanitaria in corso a Gaza. “Parliamo di Kneecap per giorni, mentre bambini muoiono di fame”, ha detto, riferendosi anche all’uccisione di 14 medici e un operatore ONU da parte dell’esercito israeliano lo scorso marzo — un evento che la band aveva già denunciato come “esecuzione”.
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— KNEECAP (@KNEECAPCEOL) April 30, 2025
Anche i Massive Attack si sono schierati dalla parte del trio, pubblicando una nota in cui affermano: “Kneecap non sono la storia. Gaza è la storia. Il genocidio è la storia”. Hanno accusato politici e media di destra di concentrare l’indignazione sulla giovane band per distogliere l’attenzione da ciò che accade a Gaza e dalle responsabilità del governo britannico.
Per ora, le esibizioni dei Kneecap a Glastonbury e TRNSMT sono ancora confermate. Il concerto a Belfast con i Fontaines D.C., annunciato nel pieno delle polemiche, è andato sold out in meno di mezz’ora. Segno che, al di là della tempesta, la loro voce continua a trovare eco.
