Nick Cave ha pubblicato sul suo blog The Red Hand Files un ricordo toccante di Anita Lane, scomparsa il 28 aprile scorso. Ai molti fan che gli chiedevano di raccontare qualcosa di lei, ha risposto con un ritratto – letterario – fatto di istantanee di quella che è stata la sua musa («Disprezzava il concetto di musa ma lei lo era, di tutti noi», scrive Cave).
Pensi di conoscere il dolore, di aver compreso le sue meccaniche, pensi di essere diventato un esperto del dolore – più forte, più saggio, più resiliente – pensi non ci sia più niente che possa fare male al mondo. E poi muore Anita
Dalle parole di Cave emerge comunque, più di ogni altra cosa, tutta la sua ammirazione verso la creatività e la personalità brillante di Lane: «tutti volevano lavorare con lei, ma era come cercare di intrappolare un lampo in una bottiglia». E ancora, istantanee della loro vita insieme: «al tavolo della mia cucina disegnava cose, aveva una rapidità nel tocco e una linea chiara e leggera piena di umorismo, gettava via ogni disegno e ne iniziava un altro, carica di un’energia dilagante, instabile, fatale, che l’avrebbe seguita per tutta la vita».
Del contributo di Anita ai Bad Seeds e ai Birthday Party, Nick scrive candidamente che «Era la mente dietro i Birthday Party, ha scritto molte delle loro canzoni tra cui From Her to Eternity, The World’s a Girl, Sugar in a Hurricane e la mia canzone preferita dei Bad Seeds, Stranger Than Kindness».
Dalle parole di Cave scopriamo anche che i due sono rimasti in contatto fino a poco tempo fa, nonostante la fine della loro storia. «Due mesi fa, parlando con lei, mi sembrò lontana un milione di miglia», dice. Conclude scrivendo che «la sua morte lascia un enorme spazio pieno di lacrime». Trovate il post completo sul blog, qui.
A proposito di dolore, proprio ad aprile Nick Cave e Warren Ellis hanno pubblicato il singolo Grief, ispirato dalla lettera (sempre via Red Hand Files) di una fan, nel quale affrontano il legame indissolubile tra lutto e amore. Una triste premonizione. Il brano è tratto dall’ultima prova firmata Cave e Ellis, Carnage, che trovate recensita su queste pagine da Tommaso Iannini. Sempre curato da quest’ultimo, su SA c’è un lungo monografico dedicato all’artista australiano.