Una riflessione su Freddie Mercury che si è trasformata in una confessione personale. Nell’ultimo appuntamento con The Red Hand Files, Nick Cave ha risposto a due domande inviate dai fan sul rapporto tra performance e immagine di sé, raccontando perché evita di riguardarsi mentre si esibisce dal vivo.
Il punto di partenza è stata una curiosità condivisa da un lettore: secondo alcuni psicologi, Freddie Mercury non avrebbe mai guardato le registrazioni delle proprie esibizioni live, una scelta che avrebbe contribuito a preservare l’istinto e la spontaneità che lo rendevano unico sul palco.
“Quando sono sul palco immagino di essere Freddie Mercury”
Pur senza confermare l’aneddoto sul cantante dei Queen, Cave ha spiegato di comportarsi più o meno allo stesso modo: “Cerco di evitare di guardare i filmati delle mie esibizioni e non l’ho mai fatto volontariamente. Penso spesso che dovrei farlo per dovere professionale, ma non riesco a costringermi”, ha detto australiano.
Il motivo è semplice: ci sarebbe, secondo l’artista, una distanza enorme tra ciò che immaginiamo di essere e ciò che siamo realmente. Ed è per questo che durante i concerti lui stesso prova ad immaginarsi nei panni di alcune delle più grandi icone della musica popolare.
Quando sono sul palco immagino di essere Elvis Presley, Michael Jackson, Beyoncé.. o Freddie Mercury. In realtà non sono nessuno di loro.
Per Nick Cave infatti Freddie Mercury ha sempre rappresentato “il modello ideale di performer”, tanto che già da adolescente sognava di poter salire sul palco con la sua stessa sicurezza e presenza scenica.
“Con il tempo ho imparato ad accettare me stesso”
E continua, Cave, spiegando quanto per lui guardare una registrazione di sé significherebbe assistere al crollo di quell’illusione che invece alimenta la performance. “Nelle rare occasioni in cui mi sono visto esibire dal vivo, l’illusione si è infranta rapidamente e in modo alquanto brutale. Qualunque cosa vedano gli altri quando sono sul palco, io non la vedo. Sono nel bene e nel male semplicemente me stesso”, ha spiegato.
Poi, la riflessione si allarga al tema dell’identità personale: il musicista ammette di aver sempre avuto un rapporto piuttosto complesso con la propria immagine, anche se, dice, negli ultimi anni qualcosa è cambiato: “Con il tempo quella forma di introspezione morbosa che avevo si è attenuata ed è stata sostituita da una crescente compassione e accettazione di me stesso”.
“This is the moment”
La risposta si chiude con il riferimento a Rings of Saturn, uno dei tanti brani dei Bad Seeds che la band sta provando in vista del nuovo tour: Cave cita il verso “This is the moment/This is exactly what we were meant to be” per spiegare come la musica live riesca a superare quell’ossessione per la propria immagine.
Sul palco, sostiene il musicista, esiste un momento condiviso capace di unire l’artista al pubblico, al di là delle insicurezze individuali in cui si è semplicemente – e pienamente- presenti.
Nick Cave tornerà anche quest’anno in Italia con i Bad Seeds: l’artista australiano si esibirà infatti con la sua band (accompagnato sul palco da Colin Greenwood dei Radiohead) il prossimo 26 giugno al Lido di Camaiore (LU), in occasione del Festival La Prima Estate.