Nick Cave & The Bad Seeds
Nick Cave & The Bad Seeds, foto di Megan Cullen (press, 2025)

Nick Cave. “Il peggior problema dell’essere una vecchia rockstar? I fan e i selfie”

In una lettera a un fan racconta un incontro surreale in tour e una riflessione amara su età, fan e immagine

Nuova riflessione di Nick Cave su performance e immagine di sé. A stretto giro da una lettera in cui a venir tirato in ballo era Freddie Mercury dei Queen, il musicista torna a scrivere su The Red Hand Files con un racconto che mescola ironia, quotidianità e disincanto. Il tema: il presente della vita in tour da “rockstar anziana”.

L’episodio si svolge a Odense, in Danimarca, durante una giornata apparentemente luminosa e rigenerante: il musicista si descrive in forma smagliante, tra capelli tinti e abiti eleganti, mentre attraversa la città con un’energia quasi cinematografica.

La scena cambia rapidamente quando incontra una coppia di fan anziani, vestiti con maglie dei Cure, che lo riconoscono e lo fermano emozionatissimi. L’entusiasmo iniziale si trasforma presto in una lunga e goffa sessione fotografica, complicata dall’incapacità di utilizzare i telefoni per lo scatto e da una serie di racconti personali legati al passato, tra cui quello della madre di uno dei due fan, anch’essa sua fan, al cui funerale sarebbe stato suonato un brano della band di Robert Smith.

Poi, all’improvviso, mi rendo conto di quale sia la cosa peggiore dell’essere una vecchia rockstar. Mi arriva in un momento di pura chiarezza. La cosa peggiore dell’essere una vecchia rockstar è che i vecchi fan della vecchia rockstar non sanno come cazzo si usano i loro telefoni

Il momento chiave arriva quando il musicista si osserva nello schermo dello smartphone: un’immagine deformata e vulnerabile, che gli restituisce una percezione più cruda del proprio invecchiamento e della distanza tra l’icona e la persona reale. Anche il gesto simbolico di tingersi i capelli, osserva, non fa che accentuare la sensazione di artificio.

Alla fine riescono a farsi un selfie e, per quell’istante fugace e infernale, vedo la mia immagine sul telefono — il volto da vecchio folle, la smorfia, gli occhi in preda al panico, le sopracciglia alla Pavarotti, rabbiose e imploranti — e mi rendo conto che l’unica differenza tra me e questi vecchi sdentati che sorridono accanto a me nella foto è che io mi tingo i capelli di nero, il che, in quel terribile lampo di lucidità esistenziale, mi appare solo come qualcosa che mi fa sembrare ancora più vecchio e completamente ridicolo

Al termine dell’incontro, la coppia si allontana entusiasta, mentre Cave torna in hotel, riflette sull’accaduto e ascolta proprio i Cure.

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