Nella notte tra il 9 e il 10 febbraio scorso è cominciata a circolare la notizia della morte di Ghédalia Tazartès, dapprima su Twitter via amici musicisti e collaboratori, poi confermata dal figlio con una notizia sulla pagina fb dell’artista.
Nato a Parigi nel 1947, con nel sangue un incrocio imbastardito di mille razze e origini – francese di nascita ma di famiglia ebrea e spagnola originaria di Thessaloniki, in Grecia – Tazartès era un anarchico nomade nella vita quanto nell’arte. Cantante autodidatta e spontaneo prevalentemente, ma in grado di suonare fisarmonica, campane tibetane, percussioni varie, flauti ed elettronica e muoversi tra musica, teatro, danza e cinema, riusciva nelle sue opere a unire in un flusso unico, quasi fosse uno sciamano gentile o un alchimista del bello, le mille influenze e input dell’essere cittadino del mondo, ponte tra oriente e occidente, tra alto e basso, tra ricerca e pratica.
Memorabili i suoi live, catartici e ossianici, e la sua disponibilità e gentilezza con tutti, artisti, collaboratori o semplici ascoltatori, che ne facevano un magnete per la bontà d’animo spesso e volentieri ricambiata (una testimonianza su tutte quelle che stanno circolando in questi giorni, la lettera di Kim Gordon all’Ufficio immigrazione statunitense per agevolare il suo tour in compagnia di Rhys Chatham nel 2019 in cui è definito come colui che «bears the torch of French avant-garde»).
Le sue opere, anarchiche, poliglotte, glossolaliche e ibride tra musica concreta, spoken word, poesia sonora e improvvisazione, divenivano veri e propri universi sonori, umani e sociali, insieme politici e esistenziali, trovando terreno fertile nel Belpaese, come dimostrano le numerose pubblicazioni affidate a Alga Marghen, Holidays Records e Von. E a testimonianza di questo legame con l’Italia riportiamo di seguito un estratto dalla apparizione alla stagione 16/17 del festival diffuso Circuiterie al Nuovo Cinema Palazzo di Roma: mesmerico, ondivago, ammaliante come solo un esorcista delle brutture del mondo come Ghédalia Tazartès sapeva essere.