Morgan / Maneskin

Morgan agli italiani dopo la vittoria dei Måneskin: «tiriamocela, la nostra band non ha più nulla da invidiare a nessuno»

Morgan invita a considerare la band romana come un prodotto italiano da esportazione sulla scena mondiale

Vezzeggiato come olimpiade musicale o, a seconda del sarcasmo che ci si vuol mettere, sorta di giochi senza frontiere del pop, dalle nostre parti l’Eurovision era finito nell’oblio mediatico lungo tutti gli anni Duemila, salvo poi godere di un crescente ritorno di interesse nel decennio successivo. Dal 2015, in particolare, quando il Festival di Sanremo introduce per regolamento il diritto del vincitore (salvo rinuncia) di parteciparvi, arriva una svolta importante, e l’anno successivo la RAI decide di riproporre la finale in prima serata sulla rete ammiraglia dopo quasi 20 anni di gap (o 25 se consideriamo la diretta). Da lì in poi il contest ottiene un buono share in trend positivo, che si attesta sul 16-18%, dato peraltro confermato dalla precedente edizione di Tel Aviv, quella in cui Mahmood si è piazzato al secondo posto.

La vera sorpresa è arrivata quest’anno: su traino della partecipazione dei Måneskin, la finale viene vista da 4,5 milioni di spettatori pari al 25% dello share, con un picco vicino al 45%, leggiamo su Eurofestivalnews. Il secondo miglior risultato dal 1991, anno dell’ultima sopracitata diretta. Il successo dell’Eurovision in Italia è strettamente correlato al ringiovanimento del Festival di Sanremo e al reclutamento da parte di quest’ultimo di una buona quota di nuove proposte dai talent nazionali. I Måneskin vengono da X-Factor non a caso, e la loro vittoria è la vittoria dell’Eurovision stesso, che premia una band che ha portato sul suo palco una proposta musicale ed estetica sempre kitsch, come da tradizione, ma arrangiata in chiave rock, diversa cioè della consueta declinazione folk nazionale aggiornata alle produzioni pop dominanti e proposta dalla stragrande maggioranza dei suoi partecipanti.

Non ultimo, la storia del meme e del successivo test antidroga del frontman Damiano non poteva cadere meglio a fagiolo, dando un contributo non indifferente sia lato social sia lato mediatico tradizionale nel far parlare della band romana e dunque nel farla conoscere a un’audience inimmaginabile fino a prima della gara. Mancava solo che ne parlasse Pitchfork dei Måneskin e avremmo fatto il giro completo delle testate musicali internazionali.

Dopo l’ovvio entusiasmo di Manuel Agnelli, all’interno di questo quadro s’inserisce il discorso che Morgan ha voluto condividere sul suo sito personale, un invito a considerare la band romana come un prodotto italiano da esportazione («Fatevi furbi italiani e mettetevi il fiore all’occhiello e vedrete se farete così che magicamente magari tra qualche tempo, non si sa perché, aumenterà stranamente di qualcosina il vostro stipendio») in un momento storico in cui, e citiamo le sue parole, l’Italia arranca economicamente.

Bene, una volta ogni morte di Papa avviene che qualcosa dell’Italia si fa notare nel mondo e il mondo si leva il cappello, è successo poche volte, ma quando è successo è stata la cosa che ha dato la spinta e la forza all’Italia di essere qualcosa agli occhi del mondo, e l’Italia si è rafforzata di questo. È successo con Fellini, con “Volare” di Modugno, con Ennio Morricone, con Arturo Toscanini, con Benigni. Ora è successo con i Måneskin, che il mondo ha tributato e riconosciuto la loro eccellenza
Morgan

Insomma, un discorso che esula dalla questione filosofica su cosa sia o non sia rock e che si focalizza esclusivamente sui riflettori che una manifestazione come Eurovision oggi è in grado di puntare su una determinata scena, stavolta italiana.

Tracklist
  • 1 Zitti e buoni
  • 2 Coraline
  • 3 Lividi sui gomiti
  • 4 I Wanna Be Your Slave
  • 5 In nome del padre
  • 6 For You Love
  • 7 La paura del buio
  • 8 Vent'anni
Måneskin
Teatro d’Ira-Vol. 1

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