Mark Pritchard e Thom Yorke
Mark Pritchard e Thom Yorke, still dal video “Back In The Game”

Mark Pritchard e Thom Yorke di nuovo insieme, “Back In The Game”

Dopo "Beautiful People", il producer e il frontman dei Radiohead tornano a collaborare per un brano che gioca con manipolazioni vocali e atmosfere distopiche

Mark Pritchard e Thom Yorke tornano a incrociare le loro traiettorie sonore con Back In The Game, un nuovo singolo che rinnova la sintonia creativa nata con Beautiful People (2016), brano incluso nell’album Under The Sun del producer britannico. Il pezzo è stato eseguito per la prima volta dal vivo durante la tappa inaugurale del tour solista di Yorke, Everything, a Christchurch, in Nuova Zelanda, e ha poi accompagnato il cantautore nelle date successive tra Australia, Giappone e Singapore.

Pritchard è un nome di culto della scena elettronica britannica dagli anni ’90, grazie ai progetti Reload, Link e soprattutto come metà del duo Global Communication insieme a Tom Middleton. Il suo percorso solista, eclettico e trasversale, lo ha visto rielaborare materiali di Aphex Twin, Depeche Mode, PJ Harvey e Slowdive, oltre a pubblicare nel 2011 due remix di Bloom dei Radiohead.

Come già accaduto in Beautiful People, anche in Back In The Game la voce di Yorke viene manipolata digitalmente, questa volta attraverso l’H910 Harmonizer, uno dei primi processori di effetti digitali della storia. Il risultato è un’ulteriore stratificazione del timbro del frontman, che diventa elemento fluido e malleabile nell’architettura del brano, incastrandosi perfettamente nel design sonoro di Pritchard.

Il pezzo è accompagnato da un videoclip diretto da Jonathan Zawada, artista visivo che lavora con Pritchard da oltre un decennio e che aveva già curato l’immaginario di Under The Sun. Il suo lavoro per Back In The Game è una rappresentazione inquietante di una celebrazione senza freni in un mondo che si sgretola: un corteo di figure mascherate sfila davanti a un edificio da cui oggetti e ricordi vengono gettati in un rogo gigantesco. “Volevo evocare una marcia cieca verso il declino, un’esaltazione grottesca della regressione”, racconta Zawada, “un’analisi su cosa scegliamo di preservare e cosa siamo disposti a sacrificare nel nostro immaginario collettivo”.

Tracklist

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