Di Luca Carboni non si avevano notizie da circa due anni, periodo in cui ha lottato contro un tumore al polmone, diagnosticato nel marzo 2022. È lo stesso cantante a rivelarlo a Walter Veltroni sulle colonne del Corriere, intervista a tutto campo in cui, oltre alla malattia, ha parlato dell’album che avrebbe dovuto uscire quello stesso anno, della fede, delle camminate sull’Appennino, dell’influenza di Lucio Dalla e non ultimo di una mostra programmata a Bologna per novembre con i suoi disegni e del suo ritorno sul palco.
“È stato uno choc. Non pensi mai che possa toccare a te,” racconta Carboni, parlando della diagnosi. Due anni dopo, grazie a una “massiccia chemioterapia” e a un’operazione ad agosto che ha permesso di asportare il tumore, il cantante è tornato a sperare e afferma cautamente di essere “tecnicamente guarito”.
Durante questo percorso, la fede lo ha sostenuto: “Ho sempre avuto una finestra aperta sul divino.” Fondamentali sono state anche le passeggiate sull’Appennino, che gli hanno permesso di riconnettersi con la natura. “Ho smesso di fumare, ho camminato tanto,” dice. “Trovavo sentieri impervi e fantastici che mi ricordavano la bellezza delle cose del mondo. Erano iniezioni di fiducia”.
Non meno importante è stato il ruolo della pittura: “Mi ha aiutato a guarire, a ritrovare me stesso.” Il ritorno alla vita pubblica avverrà con una mostra programmata a novembre nella sua Bologna, curata da Luca Beatrice, che presenterà disegni, storyboards e appunti dei suoi album. “Coinciderà con i quarant’anni dal mio primo disco”.
L’incontro con Lucio Dalla, che lo scoprì da giovanissimo, ha avuto un impatto cruciale sulla sua carriera: “Quella sera Lucio Dalla e gli Stadio discutevano i testi del loro primo album. Io li osservavo da fuori finché non vidi Lucio leggere i miei testi e dire: ‘Cazzo, belli’. Presi coraggio ed entrai. Dalla mi squadrò, stupito dalla mia giovane età, e mi invitò a sedermi. Più tardi in studio mi fece registrare le mie canzoni e, ascoltandomi, disse che la mia voce somigliava a De Gregori. È stato un complimento enorme, anche se non mi sentivo frontman. Il successo è stato un incidente di percorso”.