“Ebbene sì… Fausto e Francesca si sono lasciati.” Così inizia il post con cui i Coma_Cose hanno annunciato la fine del loro rapporto, personale e artistico. Un messaggio, pubblicato via Instagram, che segna la conclusione del loro sodalizio.
«È stata una decisione unanime maturata negli ultimi mesi – scrivono – in cui abbiamo preferito mantenere la questione privata per metabolizzarla e rispettare tutti i vari impegni. La verità è che non ci siamo mai fermati in questi anni e abbiamo dato troppe cose per scontate: la grande sinergia lavorativa pian piano ha cannibalizzato la vita privata».
Il duo, che negli ultimi dieci anni aveva tradotto – ed edulcorato – la propria storia d’amore in una favola pop, parla oggi con la stessa sincerità che ne ha sempre caratterizzato la scrittura: “Ormai eravamo solo una coppia sul palco e non c’era più nulla da riprendere”. Non c’è rancore, assicurano, ma la volontà di “camminare da soli, ognuno per la sua strada”, con la malinconia di chi chiude un capitolo importante e la consapevolezza che “l’Amore si trasforma”.
Una fine che arriva a pochi mesi dall’uscita del loro ultimo album, Vita_fusa, lavoro che conteneva il brano presentato all’ultima edizione del Festival di Sanremo, Cuoricini, e a un anno dal matrimonio (3 ottobre 2024) celebrato con rito civile a Milano.
Dall’indie allo stardom
Emersi a fine anni Dieci come una “anomalia hip hop / indie dalle velleità ecumeniche”, Fausto Lama (al secolo Fausto Zanardelli, già Edipo) e Francesca Mesiano (California) avevano imposto un linguaggio immediatamente riconoscibile, fatto di ironia metropolitana, romanticismo disilluso e ritmi urban. Dalle prime uscite autoprodotte fino all’exploit di Hype Aura (2019), i Coma_Cose hanno incarnato un forma – senz’altro freak ed eccentrica, ma non meno sincera – di intimità umana e musicale, che via via si è dissolta nelle logiche e nelle pratiche del music biz.
Con Nostralgia (2021) e il successivo Un meraviglioso modo di salvarsi (2022), il loro racconto si era fatto tematicamente più sfaccettato, culminando nella prima partecipazione a Sanremo con Fiamme negli occhi, brano-manifesto di una poetica sentimentale e surreale, tra naïveté e nonsense, disimpegno e emotività.
Con Vita_fusa – scrivevamo in sede di recensione – è arrivato l’approdo definitivo nell’arena pop italiana, ma anche un punto di saturazione: un disco “da portare in tour”, scritto per un pubblico ormai vastissimo, dove “la spinta iniziale del progetto sembra essersi esaurita in favore di una dimensione pop totale e totalizzante” e in cui l’“adorabile freakerie” delle origini ha lasciato spazio a un pop levigato, fatto di “ballate midtempo e party anthem à la 883/Jovanotti”.
Tra Malavita e Cuoricini, passando per Canzone Chill, la loro parabola ha abbracciato definitivamente la dimensione del mainstream — con tutti i compromessi del caso — a scapito, come ammettono loro stessi, della relazione che ne era l’origine.
“L’addio non è una possibilità”
Nel loro messaggio d’addio, Fausto e Francesca citano una delle loro canzoni: «L’addio non è una possibilità», promettendo di non perdersi di vista. Per loro è tempo di ritrovare sé stessi, dicono, “con la malinconia che si ha quando ci si lascia, ma con la consapevolezza di un mondo nuovo che si spalanca davanti”.