Due anni fa aveva sorpreso con un art pop fortemente contaminato tra hip hop, industrial e trap, tra sperimentazione noise e spoken word metropolitano; quest’anno la vederemo tornare nei binari di un rock ritmico e attraversato da un’elettricità shoegaze. Sono le impressioni che ricaviamo da Not Today, primo estratto da PLAY ME, l’album che segna il ritorno di Kim Gordon dopo The Collective. Si tratta della terza prova solista per l’ex Sonic Youth, in uscita il 13 marzo per Matador Records.
Il singolo è accompagnato da un video diretto da Kate e Laura Mulleavy (Rodarte), con la fotografia di Christopher Blauvelt, e mette in primo piano una tensione vocale più esplicita e sensuale. “Ho iniziato a cantare in un modo che non facevo da molto tempo. È venuta fuori questa altra voce”, racconta Gordon, sottolineando una rinnovata centralità dell’elemento poetico.
Il comunicato stampa introduce PLAY ME come un disco essenziale e immediato, costruito su una scrittura più concentrata e su un forte lavoro ritmico. Ancora una volta al suo fianco c’è il produttore losangelino Justin Raisen (Charli XCX, Sky Ferreira, Yves Tumor), con cui Gordon ha scelto un approccio rapido e diretto: brani brevi, un suono più orientato al beat e una maggiore sicurezza espressiva. “Justin capisce davvero la mia voce e i miei testi”, spiega, “e questo in questo disco si sente ancora di più”.
Dopo la spinta avant di No Home Record (2019) e la durezza di The Collective (2024), album che le è valso anche due nomination ai Grammy, il nuovo lavoro rielabora in modo tagliente e ironico le contraddizioni del presente: dalla deriva tecnocratica al potere della classe miliardaria, fino all’appiattimento culturale alimentato dall’intelligenza artificiale. Temi affrontati con umorismo nero e uno sguardo critico sospeso tra dimensione intima e tensione con il mondo esterno.