Pochi giorni fa il frontman dei Rolling Stones ha pubblicato su IG alcune foto e un breve video del suo viaggio in India, e in una delle immagini si vede una statua della dea Khalì con una bocca particolare.
C’è un motivo: in occasione del viaggio Mick Jagger ha rilasciato alcune dichiarazioni nelle quali ha confermato quello che si sapeva già almeno dagli anni tra il 2010 e il 2015 grazie a interviste ai creatori, ovvero che ad ispirare l’iconico logo con la linguaccia che accompagna la band dal 1970 non sono state solo la bocca di Jagger, la voglia di scandalizzare con un disegno dai richiami sessuali e quella di farsi rappresentare da un gesto di sberleffo, ma c’entra anche un riferimento alla divinità Indù, più precisamente a un’immagine che il fratello del cantante gli aveva mostrato e che Mick stesso mostrò allo studente d’arte John Pasche, che aveva disegnato il poster per il tour europeo del 1970 della band, come idea per il logo.
La storia dietro il logo
I tempi ristretti per completare l’artwork di Sticky Fingers in cui si ritrovò a lavorare il direttore creativo Craig Braun, e la qualità scarsa dei fax con il bozzetto del logo che Pasche gli mandava da Londra tramite Marshall Chess (allora neo presidente della Rolling Stones Records), lo spinsero a integrarlo e risistemarlo: inizialmente questa versione era destinata al mercato americano, poi è diventata quella utilizzata in tutto il mondo e per tutto ciò che riguardava il materiale ufficiale della band, fino al restyling del 2012 ad opera di Shepard Fairey e al netto delle variazioni utilizzate in circostanze particolari (magliette, tour, la copertina di Blue and Lonesome…).
Chissà, dopo la variante in nero come lutto per la scomparsa di Charlie Watts, quale versione vedremo nel ventilato tour dell’anno prossimo, se quella “vetrosa” elaborata per l’ultimo Hackney Diamonds o se la celebre linguaccia si trasformerà di nuovo.